Post contrassegnati da tagfigli della luce
commento alla 29 settimana del tempo ordinario
E’ la domenica del richiamo all’umiltà e al servizio non tanto in una logica moralistica che presenta ancora una volta il messaggio cristiano come un messaggio per “schiavi” o “perdenti, masochistici” nella vita in cui sembra quasi che più si soffre e più si sopporta meglio è.
Il servizio e l’umiltà nascono dall’ esigenza stessa dell’amore che per sua natura, quando ama si fa servo, umile, schiavo perché l’amato possa essere felice. E Dio che è amore per natura non può che presentarsi sotto la forma del servo sofferente della prima lettura di Isaia, nella veste di sommo sacerdote della lettera agli ebrei.. un sacerdote diverso e nuovo rispetto a quello che si aspettavano in cui la dimensione del potere è tutta racchiusa nella forza dell’amore che si fa servo: regnare..attraverso l’amore! Ma il vangelo, almeno per quanto riguarda i discepoli va in tutt’altra dirensione: “è tanto tempo che sono con voi e ancora non capite..” dirà un giorno Gesù.
La prima considerazione che nasce leggendo il brano è: non è scontato dire seguo Gesù, sono cristiano, conosco la sua strada. La tentazione è sempre quella di seguire un Gesù che ci siamo fatti nel nostro immaginario, un ideale di Gesù che corrisponde molto alle nostre attese, speranze e bisogni..che non ci deluda mai e a cui dire come i discepoli: “noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo!” In questo ribaltamento di ruoli anche inconsapevole il rischio è non arrivare mai a conoscere Dio e il suo progetto su di noi perché instauriamo con Lui una relazione di forza, di sfida, si sospetto, di compravendita..fino a rimanere delusi quando le cose non vanno come ci aspettavamo che dovessero andare: “fare deserto nel cuore ascoltando Dio che parla”.
La seconda considerazione è: la pazienza di Gesù. Di fronte all’atteggiamento francamente irritante e presuntuoso degli apostoli non li fulmina né li abbandona ma spiega e corregge con mitezza pur sapendo che sarà inutile almeno sul momento. Perchè fa così? Perchè è un uomo virtuoso indubbiamente ma soprattutto perché sa che la forza del cambiamento non è opera dell’uomo, delle sue parole, dei suoi insegnamenti: è opera esclusiva della grazia. Lo aveva detto domenica “impossibile all’uomo ma niente è impossibile a Dio”. Noi siamo chiamati a seminare ma chi fa crescere è il Signore che solo è in grado di tenere insieme il cuore dell’uomo che solo Lui conosce, la sua libertà e la grazia. Come fare a seminare?
Ecco la terza considerazione: la serenità di Gesù nell’accogliere gli apostoli così come sono e ricominciare ogni volta a spiegare e ad amare deriva dalla certezza che ciò che io posso fare è testimoniare. Il mio modo di seminare è testimoniare e la testimonianza per sua natura non richiede tante parole, non vive del consenso, non si preoccupa del cambiamento degli altri, non sta a contare i frutti, non ripone la sua gioia nei risultati. Il testimone è colui che spesso senza saperlo più con la vita interiore ed esteriore “rende palese”una relazione profonda con l’assoluto a cui solo rendere conto: “Dio solo basta”. Potremmo prendere ad esempio la straordinaria esperienza di Charles de Focauld che muore solo nel deserto ucciso da uno dei tuareg che voleva evangelizzare con la certezza che altri sarebbero venuti dopo di lui a condividere un progetto che aveva nel cuore e di cui aveva scritto le costituzioni ma di cui non aveva visto ancora nessun frutto. Nel deserto c’era solo lui e il Signore sotto forma di pane..
Add comment 19 Ottobre 2009
Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?
Questa XXVIII domenica del tempo ordinario, la liturgia di oggi ci offre la meditazione proprio di un giovane che si rapporta con Gesù, chiamandolo Maestro Buono… Questo giovane chiede a Gesù che cosa deve fare per avere la vita eterna e Gesù gli risponde attraverso la risposta più semplice: doveva seguire i comandamenti!
Ed ecco che il giovane, con sincerità di cuore, rispose che li aveva seguiti fin dalla sua giovinezza e Gesù “fissò lo sguardo su di lui” e LO AMO’! Gesù legge nel suo cuore che era buono, lo aveva sempre seguito e non più fare a meno di amarlo… Quante volte anche noi come il giovane ci siamo sentiti giusti, eseguendo i comandamenti, amati dalle nostre parrocchie e dal gruppo?? Quante volte nelle nostre attività di volontariato facciamo passare il nostro messaggio e non quello di Dio, per una nostra soddisfazione? Nel suo cuore però, il giovane, nonostante la voglia di seguire Gesù superficiale non era del tutto pronto a dedicare tutta la propria vita all’annuncio della Parola.
Infatti alla richiesta di Gesù di lasciare le sue sicurezze, ciò a cui era attaccato, il giovane si fa scuro in volto e triste si allontana… Don Oreste Benzi in una meditazione circa questo vangelo scrive:
” Quel giovane voleva trovare la pienezza di vita nel fare qualcosa in più per il Signore, ma non voleva cedere neppure una briciola di se stesso a Dio, non voleva una relazione coinvolgente con Dio. Che cosa gli mancava ancora?
Se hai posto paletti tutt’intorno, , gli impedisci non solo di entrare nel tuo cuore ma anche di avvicinarsi.
Tu vuoi che Gesù ti lasci andare dove vuoi tu, perchè tu vuoi andare solo per strade che conosci. Sei tu che vuoi condurre Lui e così ricevi le tue risposte non le Sue.
Se tu vuoi che l’Amore di Gesù ti avvolga, digli il tuo sì incondizionato, molti stanno male perchè danno al Signore solo le briciole e danno la colpa del loro malessere solo agli altri.
tu donagli tutto e la gioia sarà in te perchè l’infinito ti avvolge!”
Questa settimana proviamo a sentire la voce di Dio, a lasciarci guidare da Lui per strade nuove, lasciamo agire lo Spirito Santo nel nostro cuore… la ricompensa la assicura Gesù nel Vangelo di oggi: “non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni e la vita eterna nel tempo che verrà!
Non conformiamoci al mondo, noi siamo nel mondo ma non siamo del mondo, accettiamo il disegno di Dio su noi, solo così saremo LUCE PER GLI UOMINI, SALE DELLA TERRA!!!
Add comment 11 Ottobre 2009
itinerario di discernimento alla vita consacrata
“Fate quello che vi dirà!”(Gv 2,5)
In cammino con Maria per capire il progetto di Dio su di me..
Questo itinerario vuole rispondere all’esigenza di chi sente nel cuore in maniera significativa la chiamata alla vita consacrata ma vuol capire bene se e’ il Signore che chiama, se questo desiderio nasce da un progetto di Dio. E’ un itinerario per chi ponendosi in maniera chiara e seria la domanda sulla vita consacrata non ha ancora scelto né se la sente di fare esperienza in una qualsiasi comunità perché prima vuol fare discernimento.
Destinatari?
Giovani motivati che desiderano approfondire il desiderio di una consacrazione e vogliono fare un discernimento specifico. Alla fine dell’anno,con l’aiuto di Dio, dovrebbero arrivare a comprendere se il Signore li chiama oppure no:il dove è un passo successivo che richiede un ulteriore discernimento. Per la mia esperienza,comunque, un giovane che durante l’anno comprende di essere chiamato alla vita consacrata intuisce anche a quale spiritualità si sente più legato oppure ha avuto incontri significativi con persone che lo hanno affascinato e colpito e si indirizza a fare un’esperienza da loro.
Come si svolge?
Il percorso si snoda durante un anno attraverso fine settimana mensili(potrebbero essere anche più frequenti in certi periodi ma lo concorderemo assieme).
Catechesi e lectio. Temi che riguardano la vita consacrata attraverso la Scrittura e il magistero della chiesa per capire sfrondando tanti dubbi e luoghi comuni la natura della scelta di consacrarsi.
Preghiera.personale,comunitaria,tempo di adorazione e di deserto.
Vita comune e di servizio.i giorni passati insieme diventano l’occasione di verificare la capacità di stare insieme e di servizi reciprocamente nello spirito evangelico
Accompagnamento personale.attraverso colloqui volti a integrare la dimensione umana e spirituale della persona aiutare la persona a comprendere le motivazioni,rimuovere gli ostacoli,fare luce sul proprio cuore.
Lavoro a casa.Verranno chiesti degli impegni di preghiera, di vita cristiana e di servizio da svolgere a casa nel proprio ambiente per dare corpo all’impegno preso quest’anno e continuare il discernimento.La vita quotidiana diventa poi oggetto di colloquio e di analisi nel ritiro successivo mensile.
Promesse.ad ognuno viene chiesto di impegnarsi a vivere la castità,la povertà e l’obbedienza nelle condizioni in cui si trova(che chiaramente non sono quelle di un monaco né di chi vive in convento) per un anno per rendere più profonda e significativa l’esperienza durante l’anno di discernimento.
Chi svolge il discernimeno?
Padre Simone Desideri,sacerdote religioso dei missionari di Maria e collaboratori per quanto riguarda le catechesi a seconda dei temi trattati.
Dove?
A siena.
Quando?
Da novembre a giugno.
le date verranno concordate con gli interessati.
Per chiarimenti o per prendere contatti padre simone 3478719738,parrocchia di Uopini,Monteriggioni-Siena.
Il colloquio previo è prioritario prima di qualsiasi decisione di fare il cammino. Il gruppo non dovrà essere troppo numeroso proprio per lavorare in maniera personale e vivere in profondità la vita comunitaria.
Add comment 7 Ottobre 2009
programma figli della luce 2009-2010
“Magnificat..anima mia il Signore!”
E’ il grido di gioia della madre che incontra la cugina Elisabetta. E’ il grido di gioia di un incontro in cui entrambe comprendono meglio il progetto di dio su di loro. Quest’incontro invece di confondere definisce meglio il loro personale cammino e la specificità del ruolo che ognuna di loro riveste nel mistero della Chiesa. L’incontro delle diversità nell’amore e nel servizio approfondisce i loro carismi personali e le aiuta a diventare unità pur nel rispetto delle diversità. Da sempre l’antropologia vede l’uomo come capace di comprendere se stesso solo nella relazione. Teologicamente le persone della trinità si definiscono a partire dalla loro relazione:il padre si riconosce tale guardando il figlio e il figlio sa di essere amato specchiandosi negli occhi del padre.Inoltre l’incontro di queste due donne ci mostra che non esistono persone povere in assoluto o più povere di altre ma solo diverse:le diversità quando sono condivise in Gesù arricchiscono reciprocamente. Elisabetta sembra più bisognosa di Maria eppure è questo incontro che svela a Maria sempre meglio il mistero che è racchiuso in lei.
Queste e altre riflessioni in ordine alla comunione nella diversità,alla necessità di confronto e apertura(la chiesa è missionaria per natura..) mi hanno portato a pensare questo percorso annuale.
Questo cammino nasce prima di tutto per rispondere all’esigenza del gruppo dei figli della luce oggi.Il gruppo rischia di diventare autoreferenziato. Anche le esperienze vissute in questi anni,pur significative,nonhanno sempre prodotto frutti in ordine alla comunione con gli altri,all’impegno missionario quotidiano nel sociale,almeno per la maggioranza. Dopo tanti anni di cammino si può correre il rischio di continuare a percepire il gruppo come il “grembo materno” in cui riposare per sempre.
L’aspetto dell’apertura agli altri diventa decisivo anche per capire quanto ognuno è cresciuto e quanto ha fatto proprio il carisma mariano dei figli della luce.
DESTINATARI: il gruppo dei figli della luce e i gruppi giovanili che vogliono condividere un cammino mensile attorno alla figura di Maria sul tema dell’unità nella diversità:
Maria,donna dell’unità.
CONTENUTI: – “padre prego per loro perché siano uno..(Giovanni)”.Identità e diversità nella comunione.
- “vedo il bene che devo fare e faccio il male che non voglio..(Paolo)”.Integrare il passato per incontrare l’altro nel presente.
- “abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo..(Paolo)”.La via autentica del dialogo:i sentimenti.
- “ti basta la mia grazia..(Paolo)”il conflitto e la crisi come momento di crescita.
- “misericordia io voglio e non sacrifici..(Isaia)”.Il perdono e la misericordia:amati per amare.
- “senza di me non potete far nulla..(Giovanni)”.La forza della grazia nel cammino di Amore.
- “ti ho fatto come un prodigio..(Isaia)”.La scoperta dell’unicità dell’altro.
- “il Signore è fedele per sempre..(salmi)”.La fedeltà di dio radice di ogni amore.
- “Vi ho generati come figli miei carissimi..(paolo)”.la fecondità dell’amore.
- “non vi chiamo più servi ma amici..(Giovanni)”.Dall amore del servo a quello del figlio:innamorarsi di Dio.
TEMPI: Un fine settimana al mese a Massa. Fino ad ora abbiamo cominciato sempre con la cena del sabato,dopo cena adorazione animata sul tema e poi il giorno dopo altri momenti fino al pomeriggio. Con gli altri gruppi potremmo fare solo la domenica. Altro momento importante è il capodanno alternativo. Alcuni giorni di ritiro attorno a capodanno e la notte dell’ultimo dell’anno evangelizzazione con una chiesa aperta nel cuore di una grande città coma abbiamo già fatto in questi anni.Concludere il percorso annuale con una tre giorni giovane su maria,donna dell’unità con attività varie per giovani(preghiera,catechesi,musica,workshop… Sarebbe bello fare un ritiro estivo insieme a Lourdes durante l’estate:conosco bene la realtà di Lourdes e sarebbe facile unire momenti nostri con spazi adeguati ad attività organizzate da loro. Sarebbe in linea con il cammino dell’anno che ha puntato all’incontro tra le nostre povertà e al servizio reciproco. A Lourdes Maria è davvero scesa per incontrare le povertà degli uomini e renderli solidali attorno ad essa:prima ha incontrato Bernadetta e poi i malati di tutto il mondo.
MODALITA’: La domenica mattina dopo un momento di preghiera iniziale il tema viene proposto in forma di catechesi a partire dalla scrittura. Viene dato il tempo per la riflessione personale(deserto). Pranzo condiviso e poi lavori in workshop. Il tema viene sviluppato in tre modalità diverse da tre punti di vista diversi a scelta:l’unità e la diversità nelle realtà normali di gruppi,nell’amicizia,nell’impegno sociale(1°workshop); l’unità e la diversità all’interno di una speciale chiamata come la vita religiosa(2°workshop); l’unità e la diversità all’interno del cammino di coppia(3°workshop). Si fa poi una condivisione generale oppure la si integra nella S.messa al momento della preghiera dei fedeli.La messa conclude la giornata.
SOGGETTI COINVOLTI: padre simone,sacerdoti e altri animatori preparati nel mondo giovanile e che comunque credano al valore dell’integrazione tra umano e spirituale nel cammino di fede.
DOVE: in una parrocchia accogliente che potrebbe anche cambiare ad ogni incontro.
Si torna a dormire a casa dando il messaggio che quel sabato è per il signore anche se non c’è l’ambiente protetto del ritiro che mi impedisce di andare a divertirmi:dopo la preghiera del sabato si sceglie di andare a casa a dormire.Io sarò a disposizione il sabato pomeriggio per la confessione e la direzione spirituale del mio gruppo.Solo per chi lavora si troverà il tempo di parlare alla domenica.
DATA INIZIO:domenica 25 .Chi vuole dal giorno prima con la cena
Add comment 7 Ottobre 2009
POSSIAMO FAR LUCE!!!
Una volta centomila persone furono radunate allo stadio Meazza di Milano.
All’improvviso un vecchio saggio, che parlava a quell’immensa assemblea, si interruppe:
“Non abbiate timore; adesso si spegneranno le ‘luci’!”.
Piombò l’oscurità nello stadio, ma attraverso gli altoparlanti, la voce del vecchio saggio continuò:
“Ora, io accenderò un fiammifero. Tutti quelli che lo vedono brillare, dicano semplicemente: ‘Sì’!”.
Appena quel puntino di fuoco si accese nel buio, tutta la folla gridò: “Si!”…
Il saggio continuò a spiegare:
“Ecco: una qualsiasi azione di bontà può brillare in un mondo di tenebre. Per quanto piccola, non passa mai inosservata agli occhi degli uomini e agli occhi di Dio. Ma voi potete fare di più! Ora, tutti quelli che hanno un fiammifero l’accendano!”.
E di colpo l’oscurità venne rotta da uno sconfinato tremolio di piccoli fuochi…
Se molti uomini di poco conto,
in tanti posti di poco conto,
facessero il bene anche nelle cose di poco conto,
il futuro dell’umanità non ci apparirebbe così buio…

Add comment 25 Luglio 2009
TANTI AUGURI FRANCESCA!!!!
Add comment 27 Giugno 2009
impariamo ad adorare te…fonte della nostra vita!
vi voglio lasciare come riflessione questa canzone del Rinnovamento nella speranza che vi possa aiutare come ha fatto con me!!
grazie di tutto Dio….
Add comment 16 Giugno 2009
messaggio per la quaresima del Santo Padre
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
PER LA QUARESIMA 2009
“Gesù, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti,
ebbe fame” (Mt 4,2)
Cari fratelli e sorelle!
All’inizio della Quaresima, che costituisce un cammino di più intenso allenamento spirituale, la Liturgia ci ripropone tre pratiche penitenziali molto care alla tradizione biblica e cristiana – la preghiera, l’elemosina, il digiuno – per disporci a celebrare meglio la Pasqua e a fare così esperienza della potenza di Dio che, come ascolteremo nella Veglia pasquale, “sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti. Dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace” (Preconio pasquale). Nel consueto mio Messaggio quaresimale, vorrei soffermarmi quest’anno a riflettere in particolare sul valore e sul senso del digiuno. La Quaresima infatti richiama alla mente i quaranta giorni di digiuno vissuti dal Signore nel deserto prima di intraprendere la sua missione pubblica. Leggiamo nel Vangelo: “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame” (Mt 4,1-2). Come Mosè prima di ricevere le Tavole della Legge (cfr Es 34,28), come Elia prima di incontrare il Signore sul monte Oreb (cfr 1 Re 19,8), così Gesù pregando e digiunando si preparò alla sua missione, il cui inizio fu un duro scontro con il tentatore.
Possiamo domandarci quale valore e quale senso abbia per noi cristiani il privarci di un qualcosa che sarebbe in se stesso buono e utile per il nostro sostentamento. Le Sacre Scritture e tutta la tradizione cristiana insegnano che il digiuno è di grande aiuto per evitare il peccato e tutto ciò che ad esso induce. Per questo nella storia della salvezza ricorre più volte l’invito a digiunare. Già nelle prime pagine della Sacra Scrittura il Signore comanda all’uomo di astenersi dal consumare il frutto proibito: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire” (Gn 2,16-17). Commentando l’ingiunzione divina, san Basilio osserva che “il digiuno è stato ordinato in Paradiso”, e “il primo comando in tal senso è stato dato ad Adamo”. Egli pertanto conclude: “Il ‘non devi mangiare’ è, dunque, la legge del digiuno e dell’astinenza” (cfr Sermo de jejunio: PG 31, 163, 98). Poiché tutti siamo appesantiti dal peccato e dalle sue conseguenze, il digiuno ci viene offerto come un mezzo per riannodare l’amicizia con il Signore. Così fece Esdra prima del viaggio di ritorno dall’esilio alla Terra Promessa, invitando il popolo riunito a digiunare “per umiliarci – disse – davanti al nostro Dio” (8,21). L’Onnipotente ascoltò la loro preghiera e assicurò il suo favore e la sua protezione. Altrettanto fecero gli abitanti di Ninive che, sensibili all’appello di Giona al pentimento, proclamarono, quale testimonianza della loro sincerità, un digiuno dicendo: “Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi non abbiamo a perire!” (3,9). Anche allora Dio vide le loro opere e li risparmiò.
Nel Nuovo Testamento, Gesù pone in luce la ragione profonda del digiuno, stigmatizzando l’atteggiamento dei farisei, i quali osservavano con scrupolo le prescrizioni imposte dalla legge, ma il loro cuore era lontano da Dio. Il vero digiuno, ripete anche altrove il divino Maestro, è piuttosto compiere la volontà del Padre celeste, il quale “vede nel segreto, e ti ricompenserà” (Mt 6,18). Egli stesso ne dà l’esempio rispondendo a satana, al termine dei 40 giorni passati nel deserto, che “non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4). Il vero digiuno è dunque finalizzato a mangiare il “vero cibo”, che è fare la volontà del Padre (cfr Gv 4,34). Se pertanto Adamo disobbedì al comando del Signore “di non mangiare del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male”, con il digiuno il credente intende sottomettersi umilmente a Dio, confidando nella sua bontà e misericordia.
Troviamo la pratica del digiuno molto presente nella prima comunità cristiana (cfr At 13,3; 14,22; 27,21; 2 Cor 6,5). Anche i Padri della Chiesa parlano della forza del digiuno, capace di tenere a freno il peccato, reprimere le bramosie del “vecchio Adamo”, ed aprire nel cuore del credente la strada a Dio. Il digiuno è inoltre una pratica ricorrente e raccomandata dai santi di ogni epoca. Scrive san Pietro Crisologo: “Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno, perciò chi prega digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chi nel domandare desidera di essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica” (Sermo 43: PL 52, 320. 332).
Ai nostri giorni, la pratica del digiuno pare aver perso un po’ della sua valenza spirituale e aver acquistato piuttosto, in una cultura segnata dalla ricerca del benessere materiale, il valore di una misura terapeutica per la cura del proprio corpo. Digiunare giova certamente al benessere fisico, ma per i credenti è in primo luogo una “terapia” per curare tutto ciò che impedisce loro di conformare se stessi alla volontà di Dio. Nella Costituzione apostolica Pænitemini del 1966, il Servo di Dio Paolo VI ravvisava la necessità di collocare il digiuno nel contesto della chiamata di ogni cristiano a “non più vivere per se stesso, ma per colui che lo amò e diede se stesso per lui, e … anche a vivere per i fratelli” (cfr Cap. I). La Quaresima potrebbe essere un’occasione opportuna per riprendere le norme contenute nella citata Costituzione apostolica, valorizzando il significato autentico e perenne di quest’antica pratica penitenziale, che può aiutarci a mortificare il nostro egoismo e ad aprire il cuore all’amore di Dio e del prossimo, primo e sommo comandamento della nuova Legge e compendio di tutto il Vangelo (cfr Mt 22,34-40).
La fedele pratica del digiuno contribuisce inoltre a conferire unità alla persona, corpo ed anima, aiutandola ad evitare il peccato e a crescere nell’intimità con il Signore. Sant’Agostino, che ben conosceva le proprie inclinazioni negative e le definiva “nodo tortuoso e aggrovigliato” (Confessioni, II, 10.18), nel suo trattato L’utilità del digiuno, scriveva: “Mi dò certo un supplizio, ma perché Egli mi perdoni; da me stesso mi castigo perché Egli mi aiuti, per piacere ai suoi occhi, per arrivare al diletto della sua dolcezza” (Sermo 400, 3, 3: PL 40, 708). Privarsi del cibo materiale che nutre il corpo facilita un’interiore disposizione ad ascoltare Cristo e a nutrirsi della sua parola di salvezza. Con il digiuno e la preghiera permettiamo a Lui di venire a saziare la fame più profonda che sperimentiamo nel nostro intimo: la fame e sete di Dio.
Al tempo stesso, il digiuno ci aiuta a prendere coscienza della situazione in cui vivono tanti nostri fratelli. Nella sua Prima Lettera san Giovanni ammonisce: “Se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio?” (3,17). Digiunare volontariamente ci aiuta a coltivare lo stile del Buon Samaritano, che si china e va in soccorso del fratello sofferente (cfr Enc. Deus caritas est, 15). Scegliendo liberamente di privarci di qualcosa per aiutare gli altri, mostriamo concretamente che il prossimo in difficoltà non ci è estraneo. Proprio per mantenere vivo questo atteggiamento di accoglienza e di attenzione verso i fratelli, incoraggio le parrocchie ed ogni altra comunità ad intensificare in Quaresima la pratica del digiuno personale e comunitario, coltivando altresì l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera e l’elemosina. Questo è stato, sin dall’inizio, lo stile della comunità cristiana, nella quale venivano fatte speciali collette (cfr 2 Cor 8-9; Rm 15, 25-27), e i fedeli erano invitati a dare ai poveri quanto, grazie al digiuno, era stato messo da parte (cfr Didascalia Ap., V, 20,18). Anche oggi tale pratica va riscoperta ed incoraggiata, soprattutto durante il tempo liturgico quaresimale.
Da quanto ho detto emerge con grande chiarezza che il digiuno rappresenta una pratica ascetica importante, un’arma spirituale per lottare contro ogni eventuale attaccamento disordinato a noi stessi. Privarsi volontariamente del piacere del cibo e di altri beni materiali, aiuta il discepolo di Cristo a controllare gli appetiti della natura indebolita dalla colpa d’origine, i cui effetti negativi investono l’intera personalità umana. Opportunamente esorta un antico inno liturgico quaresimale: “Utamur ergo parcius, / verbis, cibis et potibus, / somno, iocis et arctius / perstemus in custodia – Usiamo in modo più sobrio parole, cibi, bevande, sonno e giochi, e rimaniamo con maggior attenzione vigilanti”.
Cari fratelli e sorelle, a ben vedere il digiuno ha come sua ultima finalità di aiutare ciascuno di noi, come scriveva il Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II, a fare di sé dono totale a Dio (cfr Enc. Veritatis splendor, 21). La Quaresima sia pertanto valorizzata in ogni famiglia e in ogni comunità cristiana per allontanare tutto ciò che distrae lo spirito e per intensificare ciò che nutre l’anima aprendola all’amore di Dio e del prossimo. Penso in particolare ad un maggior impegno nella preghiera, nella lectio divina, nel ricorso al Sacramento della Riconciliazione e nell’attiva partecipazione all’Eucaristia, soprattutto alla Santa Messa domenicale. Con questa interiore disposizione entriamo nel clima penitenziale della Quaresima. Ci accompagni la Beata Vergine Maria, Causa nostrae laetitiae, e ci sostenga nello sforzo di liberare il nostro cuore dalla schiavitù del peccato per renderlo sempre più “tabernacolo vivente di Dio”. Con questo augurio, mentre assicuro la mia preghiera perché ogni credente e ogni comunità ecclesiale percorra un proficuo itinerario quaresimale, imparto di cuore a tutti la Benedizione Apostolica.
Dal Vaticano, 11 Dicembre 2008
BENEDICTUS PP. XVI
Cari fratellini vi aggiungo poi le parole del nostro Signore:
“Quando digiunate, non fate i tristi come gli ipocriti. Che si imbruttiscono la faccia, affinchè possano mostrare agli uomini che essi digiunano. In verità vi dico, che hanno già ricevuto la loro ricompensa. Ma voi, quando digiunate, profumatevi il capo e lavatevi la faccia. In modo che non agli uomini appaia che digiunate, ma al Padre vostro che è nel segreto: e il vostro Padre, che vede nel segreto, vi ricompenserà” (Matt. 6:16-18).
domani vestiamoci a festa perchè il mondo non si accorga del nostro digiuno ma solo Dio che è nei cieli…
e possiamo in questo periodo di Quaresima lasciar passare dentro di noi Dio, il cui unico scopo è stato quello di amarci e crearci e rivelarsi a noi!!!!
Buon cammino Figli della Luce, il mondo possa attraverso di noi vedere la bellezza e la grandezza di Dio!!
Add comment 24 Febbraio 2009
Cristo ha preso su di se le nostre malattie…
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
Commento:
“Fattasi sera, dopo il tramonto del sole portavano a lui tutti i malati e gli indemoniati. E tutta la città era radunata davanti alla porta”. Era tramontato il sole, ma tutta la città si era radunata davanti a quella porta, alla porta della casa ove stava Gesù, il sole che non tramonta. Viene spontaneo pensare ai milioni di persone colpite in mille modi diversi da malattie o da dispiaceri e che vagano cercando una porta a cui bussare. Come non pensare anche alle nostre porte e chiedersi se sono come quella della casa di Cafarnao.
L’evangelista dice che Gesù guarì molti. E quando tutti erano andati via, guariti e rincuorati, Gesù continuò la sua giornata. Uscì e si recò in un luogo appartato, per pregare. Ecco, di tutto il lungo giorno, il momento culmine e la fonte di tutto ciò che Gesù faceva. La sua prima e fondamentale opera, l’intimità con il Padre, il colloquio continuo per convincersi della missione ricevuta circa le condizioni del mondo, la salvezza di tutti. Ecco perché, ai discepoli che lo raggiungono e gli dicono che tutti lo cercano, risponde: “Andiamocene, perché io predichi anche altrove”.
Anche davanti alla nostra porta vengono spesso tante persone, e noi che facciamo? Li accogliamo, li guariamo, li consoliamo, li abbracciamo?
E c’è anche un altro interrogativo, ancora più radicale, che ci riguarda personalmente: non siamo forse noi tutti, chi in un modo e chi un altro, dinanzi a quella porta, a Cafarnao, in attesa che si apra?
E c’è anche un altro interrogativo, ancora più radicale, che ci riguarda personalmente: non siamo forse noi tutti, chi in un modo e chi un altro, dinanzi a quella porta, a Cafarnao, in attesa che si apra?
Gesù, la seconda persona della Santissima Trinità, Dio sceso sulla terra, ha bisogno di essere in piena unione di Spirito con il Padre che è Amore. E anche noi possiamo diventare una sola cosa con il Padre solo se la nostra preghiera si unisce a quella di Gesù, per tutte le persone che sono sofferenti..
Tra qualche giorno celebreremo la festa della “Madonna di Lourdes” e verrà celebrata anche la giornata mondiale del Malato. Preghiamo affinchè ad ogni persona sulla Terra non manchi mai il sostegno per affrontare la sofferenza e il dolore!
Prendiamoci come impegno per la prossima settimana di aiutare qualche persona che ci è vicina e che ha qualche particolare sofferenza, vedendo nei suoi occhi gli stessi occhi di Cristo sofferente sulla croce.
Ricorre oggi anche la 17° giornata del malato dal tema “educare alla salute, educare alla vita“.
Uniamoci con tutta l’umanità nella preghiera verso chi è sofferente e che non ce la fa più fisicamente e spiritualmente a sostenere la propria malattia, perchè le nostre preghiere possano alleggerire le loro sofferenze!!!
Add comment 7 Febbraio 2009
ANCHE NOI PREGHIAMO PER ELUANA
Già ieri con un comunicato diffuso al termine dei lavori del Consiglio episcopale permanente, la Cei aveva parlato apertamente di eutanasia chiedendo che ogni iniziativa volta a interrompere idratazione e alimentazione ad Eluana Englaro fosse sospesa.
“La Chiesa italiana – afferma l’arcivescovo di Genova, monsignor Bagnasco, – è vicina a Eluana e ai suoi familiari e ribadisce che la risposta più vera alla sua situazione è l’accoglienza che hanno avuto nei
suoi confronti le suore di Lecco”.
Secondo il segretario della Cei, monsingor Crociata è “inconcepibile togliere cibo e acqua alla donna e nello stesso tempo, per farle sopportare questa privazione, dover ricorrere a terapie e medicine contro il dolore”. Si tratta, ha ripetuto, di una contraddizione enorme. “Togliere il sondino non è un atto di pietà”.
Il presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, cardinale Barragan non ha dubbi sul fatto che la sospensione dell’alimentazione per Eluana non abbia “nulla a che fare con l’accanimento terapeutico, che in questo caso non c’è. Quello che vogliono fare, dobbiamo dirlo con realismo – ha aggiunto – è aggiungere alle sue sofferenze la morte per sete e fame, una cosa inconcepibile, un esempio di antiumanesimo”.

ANCHE I FIGLI DELLA LUCE
SI UNISCONO ALLA PREGHIERA
PERCHE’ SI FERMI
QUESTO OMICIDIO!!!
6 comments 5 Febbraio 2009

.gif)



.gif)















Signore, come il Sole,