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commento alla 29 settimana del tempo ordinario
E’ la domenica del richiamo all’umiltà e al servizio non tanto in una logica moralistica che presenta ancora una volta il messaggio cristiano come un messaggio per “schiavi” o “perdenti, masochistici” nella vita in cui sembra quasi che più si soffre e più si sopporta meglio è.
Il servizio e l’umiltà nascono dall’ esigenza stessa dell’amore che per sua natura, quando ama si fa servo, umile, schiavo perché l’amato possa essere felice. E Dio che è amore per natura non può che presentarsi sotto la forma del servo sofferente della prima lettura di Isaia, nella veste di sommo sacerdote della lettera agli ebrei.. un sacerdote diverso e nuovo rispetto a quello che si aspettavano in cui la dimensione del potere è tutta racchiusa nella forza dell’amore che si fa servo: regnare..attraverso l’amore! Ma il vangelo, almeno per quanto riguarda i discepoli va in tutt’altra dirensione: “è tanto tempo che sono con voi e ancora non capite..” dirà un giorno Gesù.
La prima considerazione che nasce leggendo il brano è: non è scontato dire seguo Gesù, sono cristiano, conosco la sua strada. La tentazione è sempre quella di seguire un Gesù che ci siamo fatti nel nostro immaginario, un ideale di Gesù che corrisponde molto alle nostre attese, speranze e bisogni..che non ci deluda mai e a cui dire come i discepoli: “noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo!” In questo ribaltamento di ruoli anche inconsapevole il rischio è non arrivare mai a conoscere Dio e il suo progetto su di noi perché instauriamo con Lui una relazione di forza, di sfida, si sospetto, di compravendita..fino a rimanere delusi quando le cose non vanno come ci aspettavamo che dovessero andare: “fare deserto nel cuore ascoltando Dio che parla”.
La seconda considerazione è: la pazienza di Gesù. Di fronte all’atteggiamento francamente irritante e presuntuoso degli apostoli non li fulmina né li abbandona ma spiega e corregge con mitezza pur sapendo che sarà inutile almeno sul momento. Perchè fa così? Perchè è un uomo virtuoso indubbiamente ma soprattutto perché sa che la forza del cambiamento non è opera dell’uomo, delle sue parole, dei suoi insegnamenti: è opera esclusiva della grazia. Lo aveva detto domenica “impossibile all’uomo ma niente è impossibile a Dio”. Noi siamo chiamati a seminare ma chi fa crescere è il Signore che solo è in grado di tenere insieme il cuore dell’uomo che solo Lui conosce, la sua libertà e la grazia. Come fare a seminare?
Ecco la terza considerazione: la serenità di Gesù nell’accogliere gli apostoli così come sono e ricominciare ogni volta a spiegare e ad amare deriva dalla certezza che ciò che io posso fare è testimoniare. Il mio modo di seminare è testimoniare e la testimonianza per sua natura non richiede tante parole, non vive del consenso, non si preoccupa del cambiamento degli altri, non sta a contare i frutti, non ripone la sua gioia nei risultati. Il testimone è colui che spesso senza saperlo più con la vita interiore ed esteriore “rende palese”una relazione profonda con l’assoluto a cui solo rendere conto: “Dio solo basta”. Potremmo prendere ad esempio la straordinaria esperienza di Charles de Focauld che muore solo nel deserto ucciso da uno dei tuareg che voleva evangelizzare con la certezza che altri sarebbero venuti dopo di lui a condividere un progetto che aveva nel cuore e di cui aveva scritto le costituzioni ma di cui non aveva visto ancora nessun frutto. Nel deserto c’era solo lui e il Signore sotto forma di pane..
Add comment 19 Ottobre 2009
itinerario di discernimento alla vita consacrata
“Fate quello che vi dirà!”(Gv 2,5)
In cammino con Maria per capire il progetto di Dio su di me..
Questo itinerario vuole rispondere all’esigenza di chi sente nel cuore in maniera significativa la chiamata alla vita consacrata ma vuol capire bene se e’ il Signore che chiama, se questo desiderio nasce da un progetto di Dio. E’ un itinerario per chi ponendosi in maniera chiara e seria la domanda sulla vita consacrata non ha ancora scelto né se la sente di fare esperienza in una qualsiasi comunità perché prima vuol fare discernimento.
Destinatari?
Giovani motivati che desiderano approfondire il desiderio di una consacrazione e vogliono fare un discernimento specifico. Alla fine dell’anno,con l’aiuto di Dio, dovrebbero arrivare a comprendere se il Signore li chiama oppure no:il dove è un passo successivo che richiede un ulteriore discernimento. Per la mia esperienza,comunque, un giovane che durante l’anno comprende di essere chiamato alla vita consacrata intuisce anche a quale spiritualità si sente più legato oppure ha avuto incontri significativi con persone che lo hanno affascinato e colpito e si indirizza a fare un’esperienza da loro.
Come si svolge?
Il percorso si snoda durante un anno attraverso fine settimana mensili(potrebbero essere anche più frequenti in certi periodi ma lo concorderemo assieme).
Catechesi e lectio. Temi che riguardano la vita consacrata attraverso la Scrittura e il magistero della chiesa per capire sfrondando tanti dubbi e luoghi comuni la natura della scelta di consacrarsi.
Preghiera.personale,comunitaria,tempo di adorazione e di deserto.
Vita comune e di servizio.i giorni passati insieme diventano l’occasione di verificare la capacità di stare insieme e di servizi reciprocamente nello spirito evangelico
Accompagnamento personale.attraverso colloqui volti a integrare la dimensione umana e spirituale della persona aiutare la persona a comprendere le motivazioni,rimuovere gli ostacoli,fare luce sul proprio cuore.
Lavoro a casa.Verranno chiesti degli impegni di preghiera, di vita cristiana e di servizio da svolgere a casa nel proprio ambiente per dare corpo all’impegno preso quest’anno e continuare il discernimento.La vita quotidiana diventa poi oggetto di colloquio e di analisi nel ritiro successivo mensile.
Promesse.ad ognuno viene chiesto di impegnarsi a vivere la castità,la povertà e l’obbedienza nelle condizioni in cui si trova(che chiaramente non sono quelle di un monaco né di chi vive in convento) per un anno per rendere più profonda e significativa l’esperienza durante l’anno di discernimento.
Chi svolge il discernimeno?
Padre Simone Desideri,sacerdote religioso dei missionari di Maria e collaboratori per quanto riguarda le catechesi a seconda dei temi trattati.
Dove?
A siena.
Quando?
Da novembre a giugno.
le date verranno concordate con gli interessati.
Per chiarimenti o per prendere contatti padre simone 3478719738,parrocchia di Uopini,Monteriggioni-Siena.
Il colloquio previo è prioritario prima di qualsiasi decisione di fare il cammino. Il gruppo non dovrà essere troppo numeroso proprio per lavorare in maniera personale e vivere in profondità la vita comunitaria.
Add comment 7 Ottobre 2009
impariamo ad adorare te…fonte della nostra vita!
vi voglio lasciare come riflessione questa canzone del Rinnovamento nella speranza che vi possa aiutare come ha fatto con me!!
grazie di tutto Dio….
Add comment 16 Giugno 2009
VIVERE LA VITA
Il Signore ogni giorno ci chiama a “vivere la vita”, a mettere in pratica il progetto che Lui ha tracciato per noi, ad essere testimoni con i nostri segni, con le nostre azioni dei suoi insegnamenti, per portare la nostra fede nel mondo e lasciare “una scia di luce” verso le persone che incontriamo!
Add comment 3 Maggio 2009
VENERDI’ SANTO
Le Ultime sette parle di Gesù sulla croce
Per tutti i Figli della Luce lontani da Carrara e per tutti coloro che volessero vivere questo venerdì santo riflettendo e contemplando la passione di Cristo, condividiamo il momento di preghiera che ieri sera abbiamo vissuto meditando le ultime 7 parole di Gesù sulla croce. Un abbraccio a tutti coloro che soffrono, in particolare invitiamo tuti ad unirsi in preghiera per i malati, i sofferenti nel corpo e nello spirito, per i nostri fratelli in Abruzzo che in questi giorni vivono nella loro vita la Passione di Cristo.
Padre perdonali perchè non sanno quello che fanno
Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero Lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva. “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,33-34)
COMMENTO:
E’ una cosa normale che, quando si avvicina la morte, il cuore dell’uomo esprime parole d’amore a coloro che gli sono più vicini e più cari, la stessa cosa è stata per Gesù. Tutti coloro che lo seguivano aspettavano ansiosi la sua prima parola. I suoi carnefici aspettavano le sue grida, come avevano fatto coloro che erano stati appesi alla croce prima di lui, che maledivano il giorno della loro nascita, le loro madri; sputavano persino su chi li guardava. Anche gli scribi e i farisei si aspettavano delle grida ed erano sicuri che Gesu’, che aveva predicato l’amore verso i propri nemici e di fare del bene a chi ci odia, avrebbe dimenticato questo suo vangelo quando gli sarebbero stati forati le mani e i piedi. Tutti, insomma, si aspettavano di sentirlo gridare ma nessuno pensava di ascoltare quel grido. La soave, dolce, umile preghiera del perdono: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.
Perdonare chi? Il soldato nel palazzo di Caifa che lo schiaffeggiò; Pilato, l’uomo politico che preferì condannare Dio per poter rimanere amico di Cesare; i soldati che innalzarono il Re dei re su di un albero, fra cielo e terra. Perdonali, perché? Perché sanno quello che fanno? No, perché non sanno quello che fanno. Se avessero saputo quello che stavano facendo e tuttavia avessero persistito nel farlo, se avessero saputo quale terribile crimine stavano commettendo condannando la Vita a morte; se solo avessero saputo ciò che stavano facendo e tuttavia avessero persistito nel farlo, non sarebbero mai stati salvati! E’ solo grazie alla loro inconsapevolezza della gravità del crimine che stavano commettendo che poterono rientrare nell’ambito di coloro che udirono quel grido della croce. Non è la conoscenza che salva, ma l’ignoranza!
L’unica cosa che può giustificarci di non essere santi è la nostra inconsapevolezza di quanto buono sia Dio!
Oggi sarai con me nel paradiso
Uno dei malfattori appeso alla croce lo insultava: ”Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio benchè condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “ Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose Gesù: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23, 39-43).
COMMENTO:
Dimas, un ladro che ha commesso tanti crimini in punto di morte vede una croce, ma l’adora come un trono; vede un uomo condannato a morte come lui, ma lo invoca come un re : “Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Il Signore era finalmente riconosciuto per ciò che era! Nessuna voce si era elevata in riconoscimento e lode, ad eccezione di quella di un condannato a morte. Era un grido di fede in colui che era stato abbandonato da tutti, ed era solo la testimonianza di un ladro. Se Pietro, che aveva visto il suo volto risplendere come il sole e le sue vesti biancheggiare come la neve sul monte della Trasfigurazione, lo avesse confessato come Signore; se il cieco di Gerico, che aveva riavuto la vista, avesse proclamato la sua divinità, non ne saremmo sorpresi. Ma in quel momento, quando la morte era ormai prossima e la sconfitta sembrava palese, l’unico, al di fuori del piccolo gruppo ai piedi della croce, che lo riconobbe come Signore del Regno e Capitano delle anime, era un ladro crocifisso alla sua destra.
In quel giorno, in cui nemmeno Erode era riuscito a farlo parlare, né le ingiuste accuse in tribunale erano riuscite a fargli rompere il silenzio, ora egli parla volgendosi a quella vita trepidante a suo fianco, e salva un ladro: “Oggi sarai con me nel paradiso “.
Era l’ultima preghiera di un ladro, e forse anche la prima. Bussò una sola volta, una sola volta cercò e chiese, ma quell’unica volta mise tutto in gioco per questo, in un’unica volta ottenne tutto.
Cristo fu scortato al cielo ad un ladro.
Donna ecco tuo figlio
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!” Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!” E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
(Gv 19,25-27)
COMMENTO:
Fu proprio dalla croce che Gesù portò a compimento la sua volontà e il suo testamento. Aveva già donato il suo sangue alla Chiesa, le sue vesti ai suoi nemici, il paradiso a un ladro e presto avrebbe abbandonato il suo corpo alla tomba e la sua anima al Padre eterno. A chi dunque avrebbe potuto donare i suoi due tesori da lui più amati: Maria e Giovanni? Li avrebbe donati l’uno all’altra, un figlio a sua Madre e una Madre all’amico. “Donna! ecco tuo figlio!”. Maria aveva dato alla luce il suo primogenito senza dolori di parto, nella grotta di Betlemme; adesso dà alla luce, il suo secondogenito, Giovanni, tra dolori del Calvario. Maria sperimenta i dolori del parto non solo nel dare alla luce il suo secondogenito, Giovanni, ma nel dare alla luce tutti coloro che sarebbero nati da lei come “figli di Maria”
Maria, quindi, non è solo la madre di Gesu’ Cristo, ma è anche madre nostra. Questo non le è dato semplicemente come titolo di cortesia; non si tratta nemmeno di una finzione giuridica o di un linguaggio figurato. Siamo veramente figli suoi e lo siamo a pieno diritto, poiché essa ci ha partoriti nel dolore ai piedi della croce. Ai piedi dell’albero della croce, Maria, grazie al suo coraggioso sacrificio e alla sua fedele obbedienza, ha riacquistato il titolo di Madre dei viventi. Che destino meraviglioso avere come madre la Madre di Dio e come fratello Gesu’.
Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?
Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio: Alle tre Gesù gridò con voce forte: “Eloì, Eloì, lema sabactàni? “ che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15, 33-34)
COMMENTO:
Questa frase simboleggia le sofferenze di tutti coloro che si sentono abbandonati da Dio. Quando la pronunciò, si fece buio su tutta la terra. Si pensa comunemente che la natura rimanga indifferente al dolore dell’uomo. Una nazione può morire di fame, eppure il sole e le stelle continuano a volteggiare sui campi inariditi. L’uomo può levarsi contro suo fratello in una guerra fratricida e trasformare i campi di fiori in campi di sangue, ma un uccello, scampato al fuoco e al furore della battaglia, canta la sua dolce melodia di pace. I nostri cuori possono spezzarsi dal dolore per la morte di un carissimo amico, tuttavia l’arcobaleno appare festoso nel cielo anche se i suoi sgargianti colori contrastano con la cupa agonia sulla quale egli risplende. Ora, però, il sole si rifiuta di brillare sulla tragedia della crocifissione!
In realtà, tutto era nell’oscurità! Egli si era privato di sua Madre e del suo discepolo amato, donandoli l’uno all’altra, e ora anche suo Padre nei cieli lo aveva abbandonato. ”Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. E’ il pianto che esprime il terribile mistero di un Dio abbandonato da Dio stesso. Il Figlio chiama suo Padre, Dio. Che contrasto con quella preghiera che egli un giorno aveva insegnato: “Padre nostro, che sei nei cieli ….”! Stranamente e misteriosamente, la sua natura umana sembra separarsi dal Padre celeste, eppure non è così: come potrebbe altrimenti invocarlo dicendo: “Dio mio, Dio mio”? Come la luce e il calore del sole sembrano scomparire quando si frappongono le nuvole, sebbene il sole rimanga nel cielo al di là delle nuvole, così è ora per Gesu’: il volto del Padre celeste sembra scomparire in quel terribile momento in cui egli prende su di sé i peccati del mondo. Gesu’ assume questa sofferenza per ognuno di noi, affinché possiamo capire che cosa terribile sia per la natura umana essere privati di Dio, della sua consolazione.
Nello stesso tempo non dobbiamo dimenticare quanto ancora Dio si sente abbandonato dagli uomini.
Penso che dopo questi duemila anni l’indifferenza del mondo moderno sia più dolorosa delle pene del Calvario. Non bisogna credere che la corona di spine e il metallo dei chiodi fossero più terribili per il corpo del Nostro Salvatore dell’indifferenza di oggigiorno, che non si cura né di offendere né di lodare il suo Cuore.
Ho sete
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata compiuta, disse per adempiere la scrittura: “Ho sete”. Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. (Gv 19, 28-29).
COMMENTO:
Lui, Dio fatto uomo, dalle cui dita rotolarono i pianeti e i mondi; che disse: “Mio è il mare e i fiumi che scorrono tra le migliaia di valli e le sorgenti che sgorgano tra le innumerevoli colline”, proprio Lui ora chiede all’uomo dell’acqua! Ma non chiede acqua terrena, bensì un po’ d’amore. Come se dicesse: “ Ho sete….d’amore”. Questa parola rivela la sofferenza di Dio senza l’uomo. Ma cosa ha fatto Gesu’ per sentirsi tanto in diritto di chiedere il mio amore? Quando mi ha amato Dio? Amore vuol dire prima di tutto dare, amore significa rivelare se stessi a chi si ama, amore significa soffrire per chi si ama e ora Dio sta soffrendo per noi sull’albero della croce, poiché “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Amore significa anche diventare uno con chi si ama ma soprattutto nell’unità dello spirito.
Certamente l’amore si è espresso al massimo. Cristo non avrebbe potuto fare di più per la sua vigna di ciò che ha fatto. Avendo versato tutta l’acqua del suo amore eterno nei nostri poveri e aridi cuori, non ci meravigli che ora sia tanto assetato di amore. Perché non rispondiamo? Perché lasciamo che il Cuore divino muoia di sete per l’amore umano?
Tutto è compiuto
E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse:
“ Tutto è compiuto!” (Gv 19,30)
COMMENTO:
Gli stessi tre strumenti che avevano cooperato alla nostra caduta furono usati per la nostra redenzione. Al posto dell’uomo disobbediente, Adamo, egli pose l’uomo obbediente, Gesu’; al posto della donna orgogliosa, Eva, egli pose un’umile vergine, Maria; al posto dell’albero nel mezzo del giardino, egli pose l’albero della croce. La Redenzione era ora completa. Il lavoro che il Padre gli aveva dato era stato compiuto. Siamo stati riscattati grazie a una battaglia in cui non furono usate le cinque pietre che servirono a David per uccidere Golia, ma le cinque piaghe, le orribili ferite inflitte sulle mani, sui piedi e nel costato di Gesu’; una battaglia il cui grido non era: “Schiaccia e uccidi”, ma “Padre, perdonali” ; una battaglia in cui il perdente fu colui che uccise il nemico. Durante le ultime tre ore, Gesu’ si era occupato delle cose del Padre e con la gioia dei forti, gridò il canto del suo trionfo: “Tutto è compiuto”.
Il suo lavoro era giunto a compimento, ma il nostro? Solo Dio può permettersi di usare quella parola, noi no . Egli ha costruito le fondamenta, noi dobbiamo edificarci sopra. Il Signore è alla porta e bussa , ma la maniglia è solo dal nostro lato e solo noi possiamo aprirla. Gesu’ ha operato la consacrazione, ma spetta a noi fare la comunione. Solo da noi dipende il compimento dell’opera che ci è stata affidata, dalla nostra capacità di adeguarci alla sua vita, diventando altri “Cristi”. Infatti, il suo venerdì santo e la sua passione non potranno giovarci se non prendiamo la sua croce e lo seguiamo.
Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò. ( Lc 23, 44-46)
COMMENTO:
Cristo viene condannato a morte dai suoi fratelli accecati dalla gelosia. Poco prima Gesù si era rivolto al mondo, gli aveva dato il suo addio, ora invece si rivolge al Padre e questo segna il suo ingresso in paradiso.
Il figliol prodigio ritorna alla casa del Padre. Non è infatti Gesu’ come il figliol prodigio?
Trentatré anni prima aveva lasciato la casa del Padre suo celeste per andare in un lontano paese, che è il nostro mondo. Allora iniziò a spendere le sue risorse spirituali e lasciare che altri ne usufruissero, disperdendo con infinita prodigalità le ricchezze divine della sua potenza e sapienza, distribuendo con liberalità divina il dono del perdono e della misericordia.
In questa sua ultima ora, tutte le sue sostanze vengono dissipate tra i peccatori, donando per la redenzione del mondo fino all’ultima goccia del suo sangue.
Add comment 10 Aprile 2009
SETTIMANA SANTA
Inizia la Settimana santa, andiamo con Cristo incontro alla vita che il Padre ci ha dato. Finché restiamo accanto a Lui non dobbiamo temere: se dormiamo Egli veglia, se cadiamo Egli ci rialza, se abbiamo paura Egli ci incoraggia, se moriamo con Lui Egli ci risuscita e ci introduce nel suo regno.
Utilizziamo questi ultimi giorni per vivere in sintonia con il nostro essere cristiani, perchè dobbiamo arrivare pronti per festeggiare la Risurrezione di Cristo, che tutt’oggi avviene in mezzo a noi!!!

Ecco perchè questa Settimana Santa è così importante, perchè il Signore ci chiama a focalizzare le nostre giornate sul ricordo dei suoi giorni di comunione (giovedì), passione (venerdì), meditazione (sabato) e risurrezione (domenica); impegniamoci affinchè la Pasqua possa veramente sbocciare in ognuno di noi, con la consapevolezza che il Cristo ha veramente vinto la morte e ci accompagna nella nostra vita!!!
Add comment 5 Aprile 2009
25 MARZO: ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

Nell’Annunciazione si ha il tipo di dialogo che il Padre del nostro Signore Gesù Cristo vorrebbe avere con ciascuno di noi.
…siamo invitati a pronunciare un “sì” come quello di Maria, affinché Dio possa realizzare il piano di amore che ha concepito per ciascuno di noi.
O Maria,
Dio è entrato nella tua vita
e ti ha chiesto di accogliere
un progetto più grande di te.
Tu hai accolto quella proposta oscura
con lo slancio e la gioia
di chi si affida totalmente a Lui.
Aiutaci, o dolcissima Madre, ad imitarti
perché possiamo accogliere
Dio e la Sua volontà
nella nostra vita.
1 comment 25 Marzo 2009
CORAGGIO…LA CROCE E’ PROVVISORIA
In una chiesa c’è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartello con la scritta: COLLOCAZIONE PROVVISORIA.
La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.
COLLOCAZIONE PROVVISORIA. Penso che non ci sia una formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.
Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella.
Animo, tu che provi i morsi della solitudine.
Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono.
Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona.
Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici.
Non tirare i remi in barca, ti che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire.
Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza.
Coraggio! La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”.
Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio.
Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della Croce.
“Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio.
Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane.
Da mezzogiorno alle tre di pomeriggio.
Solo allora è consentita la sosta sul Golgota.
Al di fuori di quell’orario c’è il divieto assoluto di parcheggio.
Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci.
Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.
Coraggio, fratello che soffri.
C’è anche per te una deposizione dalla croce.
Coraggio, tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.
Un abbraccio.
don Tonino Bello
Add comment 17 Marzo 2009
I NOSTRI APPOGGI
Il falco
Un grande re ricevette in omaggio due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al Maestro di Falconeria perché li addestrasse.
Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato.
“E l’altro?” chiese il re.
“Mi dispiace, sire, ma l’altro falco si comporta stranamente;
forse è stato colpito da una malattia rara, che non siamo in grado di curare. Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell’albero su cui è stato posato il primo giorno. Un inserviente deve arrampicarsi ogni giorno per portargli cibo”.
Il re convocò veterinari e guaritori ed esperti di ogni tipo, ma nessuno riuscì a far volare il falco. Incaricò del compito i membri della corte, i generali, i consiglieri più saggi, ma nessuno poté schiodare il falco dal suo ramo.
Dalla finestra del suo appartamento, il monarca poteva vedere il falco immobile sull’albero, giorno e notte.
Un giorno fece proclamare un editto in cui chiedeva ai suoi sudditi un aiuto per il problema.
Il mattino seguente, il re spalancò la finestra e, con grande stupore, vide il falco che volava superbamente tra gli alberi del giardino.
“Portatemi l’autore di questo miracolo” ordinò.
Poco dopo gli presentarono un giovane contadino.
“Tu hai fatto volare il falco? Come hai fatto? Sei un mago, per caso?” gli chiese il re.
Intimidito e felice, il giovane spiegò: “Non è stato difficile, maestà. Io ho semplicemente tagliato il ramo. Il falco si è reso conto di avere le ali ed ha incominciato a volare“.
Bruno Ferrero
Talvolta, Dio
permette a qualcuno
di tagliare il ramo
a cui siamo tenacemente
attaccati,
affinche‘ ci rendiamo conto…
di avere le ali.
Add comment 6 Marzo 2009
QUARESIMA: TEMPO PER AMARE

Impariamo a vivere questo periodo di Quaresima
come un’opportunità unica
per riavvicinare il nostro cuore a Cristo,
per riappacificarci con Lui che è in ognuno dei nostri fratelli,
per riassaporare la bellezza e l’unicità del suo immenso Amore!!!
BUONA QUARESIMA!!!
Add comment 25 Febbraio 2009
SCRIVO PROPRIO A TE…
Caro amico,
ho pensato di scriverti personalmente e francamente è un eccezione! No che non mi piaccia comunicare…73 libri tra vecchio e nuovo testamento non mi sembrano pochi! E’ che non è il mio stile! Si è vero che ogni tanto stravolgo le leggi della natura, inverto l’ordine dei fattori, lascio interdetti un po’ di pensatori che concludono dicendo “è inspiegabile scientificamente!” Ma non è il mio stile! Anche 2000 anni fa in breve tempo ho dato un po’ di segni (storpi, ciechi, sordi, lebbrosi…anche una resurrezione, quella di Lazzaro) e poi? Si appiccicavano a me, mi si buttavano letteralmente addosso per strapparmi una guarigione e poi se ne andavano dimenticando tutto. Non fa per me! Non mi piace la folla…preferisco la persona! Parlare a tu per tu, chiamare per nome…Pietro, Giacomo, Giovanni…Giuda! Non riesco a chiamare amico qualcuno che non posso guardare negli occhi! Per quel giovane di buona famiglia avevo belle speranze: era entusiasta, voleva diventare migliore, perfetto…lo guardai con amore, vidi la sua sincerità e gli dissi”vendi tutto e dallo ai poveri poi seguimi…”Abbassò gli occhi, non ce la fece a sostenere il mio sguardo e se andò triste. Mi capita spesso che gli uomini non sostengono il mio sguardo. E’ vero che i miei occhi arrivano fino all’anima e chiedono di non nascondersi…ma d’altra parte se si vuole bene a qualcuno non ci mette forse in gioco?…io mi scopro…e tu chi sei? Ma ora che rifletto mentre scrivo il problema non sarà proprio il fatto che…ti voglio bene…che provo un sentimento profondo per te?E’ un affetto che viene dal cuore…è viscerale…non riesco a darmene una ragione. Sarà che in te c’è qualcosa di me: ho per te tante speranze, so che saresti in grado di fare miracoli più grandi di me…se solo ti lasciassi guardare…amare…se solo potessimo conoscerci un po’ di più…parlare un po’…prenderci un po’ di tempo. Intendiamoci è anche colpa mia perché sono timido!Non mi piace mettermi in mostra, fare la prima donna, fare il plateale…anzi mi nascondo un po’! Mi piace il silenzio, i piccoli segni, le parole sussurrate, busso ma non entro per rispetto…aspetto che qualcuno mi apra. Mi travesto da mendicante, da straniero, da malato, da bambino: come mi piacciono i bambini…più piccoli sono e più mi diverto a nascondermi dietro di loro. Sai non mi piacerebbe che qualcuno si sentisse obbligato ad amarmi né vorrei che mi facesse l’elemosina. Ho pensato: se mi nascondo un po’ e il mio amico mi riconosce lo stesso…che bello! Il suo cuore è libero, mi ama per quello che sono non per quello che gli do! Qualcuno mi riconosce e…per magia…diventa come me: il suo cuore è pieno di gioia, non ha più paura, capisce tutto…non è più solo…è Dio! Qualcun altro, non è per cattiveria, c’è tanta ignoranza, dice che non ha tempo o non sa come fare. Ma io lo so qual’è il motivo: la paura di mettersi in gioco! C’è la paura che io li possa tradire, che non li ami. Il mio angelo più bello, il portatore di luce ha fatto proprio un buon lavoro: ti ha ha messo nel cuore il dubbio…”Dio è geloso di te! Vuole tutto per sé…non ti fidare”. Ma io sono ottimista per natura e finché so che vedrai quella cosa sono sicuro che scaccerai il dubbio. Quale cosa?…Quel legno che mi sostiene. Lì sopra ti ho dato tutto: non mi sono nascosto, non mi sono tirato indietro anche se tu non capivi. Sono proprio contento di restarci inchiodato…fino a che ci sarà bisogno…fino a che non ti lascerai amare!
Ti saluto, per ora.
Rispondimi…mi fa sempre piacere parlare con te!
Il tuo affezionatissimo Dio
1 comment 11 Febbraio 2009
DIO HA BISOGNO DI TE!!!
Il bambù
Il Signore del giardino lo amava più di tutti gli altri alberi.
Anno dopo anno, il bambù cresceva e si faceva bello e robusto. Perché il bambù sapeva bene che il Signore lo amava e ne era felice.
Un giorno, il Signore si avvicinò al suo amato albero e
gli disse:“Caro bambù, ho bisogno di te!”.
Il magnifico albero sentì che era venuto il momento per cui era stato creato e disse, con grande gioia:“Signore, sono pronto. Fa’ di me l’uso che vuoi!”.
La voce del Signore era grave:“Per usarti devo abbatterti!”.
Il bambù si spaventò: “Abbattermi, Signore? Io, il più bello degli alberi del tuo giardino? No, per favore, no! Usami per la tua gioia, Signore, ma per favore, non abbattermi!”.
“Mio caro, bambù”, continuò il Signore, “se non posso abbatterti, non posso usarti!”.
Il giardino piombò in un forte silenzio. Anche il vento smise di soffiare.
Lentamente il bambù chinò la sua magnifica chioma e sussurrò:“Signore, se non puoi usarmi senza abbattermi, abbattimi!”.
“Mio caro bambù”, disse ancora il Signore, “non solo devo abbatterti, ma anche tagliarti i rami e le foglie!”.
“Mio Signore, abbi pietà. Distruggi la mia bellezza, ma lasciami i rami e le foglie!”.
“Se non posso tagliarli, non posso usarti!”.
Il sole nascose il suo volto, una farfalla inorridita volo via.
Tremando, il bambù disse fiocamente:“Signore, tagliali!”.
“Mio caro bambù, devo ancora farti di più. Devo spaccarti in due e strapparti il cuore!”.
Il bambù si chinò fino a terra e mormorò:“Signore, spacca e strappa!”.
Così il Signore del giardino abbatté il bambù, tagliò i rami e le foglie, lo spaccò in due e gli estirpò il cuore. Poi lo portò dove sgorgava una fonte di acqua fresca, vicino ai suoi campi che soffrivano per la siccità. Delicatamente collegò alla sorgente una estremità dell’amato bambù e diresse l’altra verso i campi inariditi.
La chiara, fresca, dolce acqua prese a scorrere nel corpo del bambù e raggiunse i campi. Fu piantato il riso e il raccolto fu ottimo.
Così il bambù divenne una grande benedizione, anche se era stato abbattuto e distrutto.
Quando era un albero stupendo, viveva solo per se stesso e si specchiava nella propria bellezza.
Stroncato, ferito e sfigurato era diventato un canale, che il Signore usava per rendere fecondo il Suo regno.
Noi la chiamiamo “sofferenza”.
Dio la chiama “ho bisogno di te”.
Add comment 2 Febbraio 2009
CANTERO’, LODERO’ ANCHE NELL’OSCURITA’
COME IL GIRASOLE
SCELGO DI AFFIDARMI
ALLA FEDELTA’ DEL TUO AMORE,
O MIO SOLE!!!
Add comment 10 Settembre 2008


Signore, come il Sole,