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Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?
Questa XXVIII domenica del tempo ordinario, la liturgia di oggi ci offre la meditazione proprio di un giovane che si rapporta con Gesù, chiamandolo Maestro Buono… Questo giovane chiede a Gesù che cosa deve fare per avere la vita eterna e Gesù gli risponde attraverso la risposta più semplice: doveva seguire i comandamenti!
Ed ecco che il giovane, con sincerità di cuore, rispose che li aveva seguiti fin dalla sua giovinezza e Gesù “fissò lo sguardo su di lui” e LO AMO’! Gesù legge nel suo cuore che era buono, lo aveva sempre seguito e non più fare a meno di amarlo… Quante volte anche noi come il giovane ci siamo sentiti giusti, eseguendo i comandamenti, amati dalle nostre parrocchie e dal gruppo?? Quante volte nelle nostre attività di volontariato facciamo passare il nostro messaggio e non quello di Dio, per una nostra soddisfazione? Nel suo cuore però, il giovane, nonostante la voglia di seguire Gesù superficiale non era del tutto pronto a dedicare tutta la propria vita all’annuncio della Parola.
Infatti alla richiesta di Gesù di lasciare le sue sicurezze, ciò a cui era attaccato, il giovane si fa scuro in volto e triste si allontana… Don Oreste Benzi in una meditazione circa questo vangelo scrive:
” Quel giovane voleva trovare la pienezza di vita nel fare qualcosa in più per il Signore, ma non voleva cedere neppure una briciola di se stesso a Dio, non voleva una relazione coinvolgente con Dio. Che cosa gli mancava ancora?
Se hai posto paletti tutt’intorno, , gli impedisci non solo di entrare nel tuo cuore ma anche di avvicinarsi.
Tu vuoi che Gesù ti lasci andare dove vuoi tu, perchè tu vuoi andare solo per strade che conosci. Sei tu che vuoi condurre Lui e così ricevi le tue risposte non le Sue.
Se tu vuoi che l’Amore di Gesù ti avvolga, digli il tuo sì incondizionato, molti stanno male perchè danno al Signore solo le briciole e danno la colpa del loro malessere solo agli altri.
tu donagli tutto e la gioia sarà in te perchè l’infinito ti avvolge!”
Questa settimana proviamo a sentire la voce di Dio, a lasciarci guidare da Lui per strade nuove, lasciamo agire lo Spirito Santo nel nostro cuore… la ricompensa la assicura Gesù nel Vangelo di oggi: “non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni e la vita eterna nel tempo che verrà!
Non conformiamoci al mondo, noi siamo nel mondo ma non siamo del mondo, accettiamo il disegno di Dio su noi, solo così saremo LUCE PER GLI UOMINI, SALE DELLA TERRA!!!
Add comment 11 Ottobre 2009
itinerario di discernimento alla vita consacrata
“Fate quello che vi dirà!”(Gv 2,5)
In cammino con Maria per capire il progetto di Dio su di me..
Questo itinerario vuole rispondere all’esigenza di chi sente nel cuore in maniera significativa la chiamata alla vita consacrata ma vuol capire bene se e’ il Signore che chiama, se questo desiderio nasce da un progetto di Dio. E’ un itinerario per chi ponendosi in maniera chiara e seria la domanda sulla vita consacrata non ha ancora scelto né se la sente di fare esperienza in una qualsiasi comunità perché prima vuol fare discernimento.
Destinatari?
Giovani motivati che desiderano approfondire il desiderio di una consacrazione e vogliono fare un discernimento specifico. Alla fine dell’anno,con l’aiuto di Dio, dovrebbero arrivare a comprendere se il Signore li chiama oppure no:il dove è un passo successivo che richiede un ulteriore discernimento. Per la mia esperienza,comunque, un giovane che durante l’anno comprende di essere chiamato alla vita consacrata intuisce anche a quale spiritualità si sente più legato oppure ha avuto incontri significativi con persone che lo hanno affascinato e colpito e si indirizza a fare un’esperienza da loro.
Come si svolge?
Il percorso si snoda durante un anno attraverso fine settimana mensili(potrebbero essere anche più frequenti in certi periodi ma lo concorderemo assieme).
Catechesi e lectio. Temi che riguardano la vita consacrata attraverso la Scrittura e il magistero della chiesa per capire sfrondando tanti dubbi e luoghi comuni la natura della scelta di consacrarsi.
Preghiera.personale,comunitaria,tempo di adorazione e di deserto.
Vita comune e di servizio.i giorni passati insieme diventano l’occasione di verificare la capacità di stare insieme e di servizi reciprocamente nello spirito evangelico
Accompagnamento personale.attraverso colloqui volti a integrare la dimensione umana e spirituale della persona aiutare la persona a comprendere le motivazioni,rimuovere gli ostacoli,fare luce sul proprio cuore.
Lavoro a casa.Verranno chiesti degli impegni di preghiera, di vita cristiana e di servizio da svolgere a casa nel proprio ambiente per dare corpo all’impegno preso quest’anno e continuare il discernimento.La vita quotidiana diventa poi oggetto di colloquio e di analisi nel ritiro successivo mensile.
Promesse.ad ognuno viene chiesto di impegnarsi a vivere la castità,la povertà e l’obbedienza nelle condizioni in cui si trova(che chiaramente non sono quelle di un monaco né di chi vive in convento) per un anno per rendere più profonda e significativa l’esperienza durante l’anno di discernimento.
Chi svolge il discernimeno?
Padre Simone Desideri,sacerdote religioso dei missionari di Maria e collaboratori per quanto riguarda le catechesi a seconda dei temi trattati.
Dove?
A siena.
Quando?
Da novembre a giugno.
le date verranno concordate con gli interessati.
Per chiarimenti o per prendere contatti padre simone 3478719738,parrocchia di Uopini,Monteriggioni-Siena.
Il colloquio previo è prioritario prima di qualsiasi decisione di fare il cammino. Il gruppo non dovrà essere troppo numeroso proprio per lavorare in maniera personale e vivere in profondità la vita comunitaria.
Add comment 7 Ottobre 2009
programma figli della luce 2009-2010
“Magnificat..anima mia il Signore!”
E’ il grido di gioia della madre che incontra la cugina Elisabetta. E’ il grido di gioia di un incontro in cui entrambe comprendono meglio il progetto di dio su di loro. Quest’incontro invece di confondere definisce meglio il loro personale cammino e la specificità del ruolo che ognuna di loro riveste nel mistero della Chiesa. L’incontro delle diversità nell’amore e nel servizio approfondisce i loro carismi personali e le aiuta a diventare unità pur nel rispetto delle diversità. Da sempre l’antropologia vede l’uomo come capace di comprendere se stesso solo nella relazione. Teologicamente le persone della trinità si definiscono a partire dalla loro relazione:il padre si riconosce tale guardando il figlio e il figlio sa di essere amato specchiandosi negli occhi del padre.Inoltre l’incontro di queste due donne ci mostra che non esistono persone povere in assoluto o più povere di altre ma solo diverse:le diversità quando sono condivise in Gesù arricchiscono reciprocamente. Elisabetta sembra più bisognosa di Maria eppure è questo incontro che svela a Maria sempre meglio il mistero che è racchiuso in lei.
Queste e altre riflessioni in ordine alla comunione nella diversità,alla necessità di confronto e apertura(la chiesa è missionaria per natura..) mi hanno portato a pensare questo percorso annuale.
Questo cammino nasce prima di tutto per rispondere all’esigenza del gruppo dei figli della luce oggi.Il gruppo rischia di diventare autoreferenziato. Anche le esperienze vissute in questi anni,pur significative,nonhanno sempre prodotto frutti in ordine alla comunione con gli altri,all’impegno missionario quotidiano nel sociale,almeno per la maggioranza. Dopo tanti anni di cammino si può correre il rischio di continuare a percepire il gruppo come il “grembo materno” in cui riposare per sempre.
L’aspetto dell’apertura agli altri diventa decisivo anche per capire quanto ognuno è cresciuto e quanto ha fatto proprio il carisma mariano dei figli della luce.
DESTINATARI: il gruppo dei figli della luce e i gruppi giovanili che vogliono condividere un cammino mensile attorno alla figura di Maria sul tema dell’unità nella diversità:
Maria,donna dell’unità.
CONTENUTI: – “padre prego per loro perché siano uno..(Giovanni)”.Identità e diversità nella comunione.
- “vedo il bene che devo fare e faccio il male che non voglio..(Paolo)”.Integrare il passato per incontrare l’altro nel presente.
- “abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo..(Paolo)”.La via autentica del dialogo:i sentimenti.
- “ti basta la mia grazia..(Paolo)”il conflitto e la crisi come momento di crescita.
- “misericordia io voglio e non sacrifici..(Isaia)”.Il perdono e la misericordia:amati per amare.
- “senza di me non potete far nulla..(Giovanni)”.La forza della grazia nel cammino di Amore.
- “ti ho fatto come un prodigio..(Isaia)”.La scoperta dell’unicità dell’altro.
- “il Signore è fedele per sempre..(salmi)”.La fedeltà di dio radice di ogni amore.
- “Vi ho generati come figli miei carissimi..(paolo)”.la fecondità dell’amore.
- “non vi chiamo più servi ma amici..(Giovanni)”.Dall amore del servo a quello del figlio:innamorarsi di Dio.
TEMPI: Un fine settimana al mese a Massa. Fino ad ora abbiamo cominciato sempre con la cena del sabato,dopo cena adorazione animata sul tema e poi il giorno dopo altri momenti fino al pomeriggio. Con gli altri gruppi potremmo fare solo la domenica. Altro momento importante è il capodanno alternativo. Alcuni giorni di ritiro attorno a capodanno e la notte dell’ultimo dell’anno evangelizzazione con una chiesa aperta nel cuore di una grande città coma abbiamo già fatto in questi anni.Concludere il percorso annuale con una tre giorni giovane su maria,donna dell’unità con attività varie per giovani(preghiera,catechesi,musica,workshop… Sarebbe bello fare un ritiro estivo insieme a Lourdes durante l’estate:conosco bene la realtà di Lourdes e sarebbe facile unire momenti nostri con spazi adeguati ad attività organizzate da loro. Sarebbe in linea con il cammino dell’anno che ha puntato all’incontro tra le nostre povertà e al servizio reciproco. A Lourdes Maria è davvero scesa per incontrare le povertà degli uomini e renderli solidali attorno ad essa:prima ha incontrato Bernadetta e poi i malati di tutto il mondo.
MODALITA’: La domenica mattina dopo un momento di preghiera iniziale il tema viene proposto in forma di catechesi a partire dalla scrittura. Viene dato il tempo per la riflessione personale(deserto). Pranzo condiviso e poi lavori in workshop. Il tema viene sviluppato in tre modalità diverse da tre punti di vista diversi a scelta:l’unità e la diversità nelle realtà normali di gruppi,nell’amicizia,nell’impegno sociale(1°workshop); l’unità e la diversità all’interno di una speciale chiamata come la vita religiosa(2°workshop); l’unità e la diversità all’interno del cammino di coppia(3°workshop). Si fa poi una condivisione generale oppure la si integra nella S.messa al momento della preghiera dei fedeli.La messa conclude la giornata.
SOGGETTI COINVOLTI: padre simone,sacerdoti e altri animatori preparati nel mondo giovanile e che comunque credano al valore dell’integrazione tra umano e spirituale nel cammino di fede.
DOVE: in una parrocchia accogliente che potrebbe anche cambiare ad ogni incontro.
Si torna a dormire a casa dando il messaggio che quel sabato è per il signore anche se non c’è l’ambiente protetto del ritiro che mi impedisce di andare a divertirmi:dopo la preghiera del sabato si sceglie di andare a casa a dormire.Io sarò a disposizione il sabato pomeriggio per la confessione e la direzione spirituale del mio gruppo.Solo per chi lavora si troverà il tempo di parlare alla domenica.
DATA INIZIO:domenica 25 .Chi vuole dal giorno prima con la cena
Add comment 7 Ottobre 2009
VENERDI’ SANTO
Le Ultime sette parle di Gesù sulla croce
Per tutti i Figli della Luce lontani da Carrara e per tutti coloro che volessero vivere questo venerdì santo riflettendo e contemplando la passione di Cristo, condividiamo il momento di preghiera che ieri sera abbiamo vissuto meditando le ultime 7 parole di Gesù sulla croce. Un abbraccio a tutti coloro che soffrono, in particolare invitiamo tuti ad unirsi in preghiera per i malati, i sofferenti nel corpo e nello spirito, per i nostri fratelli in Abruzzo che in questi giorni vivono nella loro vita la Passione di Cristo.
Padre perdonali perchè non sanno quello che fanno
Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero Lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva. “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,33-34)
COMMENTO:
E’ una cosa normale che, quando si avvicina la morte, il cuore dell’uomo esprime parole d’amore a coloro che gli sono più vicini e più cari, la stessa cosa è stata per Gesù. Tutti coloro che lo seguivano aspettavano ansiosi la sua prima parola. I suoi carnefici aspettavano le sue grida, come avevano fatto coloro che erano stati appesi alla croce prima di lui, che maledivano il giorno della loro nascita, le loro madri; sputavano persino su chi li guardava. Anche gli scribi e i farisei si aspettavano delle grida ed erano sicuri che Gesu’, che aveva predicato l’amore verso i propri nemici e di fare del bene a chi ci odia, avrebbe dimenticato questo suo vangelo quando gli sarebbero stati forati le mani e i piedi. Tutti, insomma, si aspettavano di sentirlo gridare ma nessuno pensava di ascoltare quel grido. La soave, dolce, umile preghiera del perdono: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.
Perdonare chi? Il soldato nel palazzo di Caifa che lo schiaffeggiò; Pilato, l’uomo politico che preferì condannare Dio per poter rimanere amico di Cesare; i soldati che innalzarono il Re dei re su di un albero, fra cielo e terra. Perdonali, perché? Perché sanno quello che fanno? No, perché non sanno quello che fanno. Se avessero saputo quello che stavano facendo e tuttavia avessero persistito nel farlo, se avessero saputo quale terribile crimine stavano commettendo condannando la Vita a morte; se solo avessero saputo ciò che stavano facendo e tuttavia avessero persistito nel farlo, non sarebbero mai stati salvati! E’ solo grazie alla loro inconsapevolezza della gravità del crimine che stavano commettendo che poterono rientrare nell’ambito di coloro che udirono quel grido della croce. Non è la conoscenza che salva, ma l’ignoranza!
L’unica cosa che può giustificarci di non essere santi è la nostra inconsapevolezza di quanto buono sia Dio!
Oggi sarai con me nel paradiso
Uno dei malfattori appeso alla croce lo insultava: ”Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio benchè condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “ Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose Gesù: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23, 39-43).
COMMENTO:
Dimas, un ladro che ha commesso tanti crimini in punto di morte vede una croce, ma l’adora come un trono; vede un uomo condannato a morte come lui, ma lo invoca come un re : “Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Il Signore era finalmente riconosciuto per ciò che era! Nessuna voce si era elevata in riconoscimento e lode, ad eccezione di quella di un condannato a morte. Era un grido di fede in colui che era stato abbandonato da tutti, ed era solo la testimonianza di un ladro. Se Pietro, che aveva visto il suo volto risplendere come il sole e le sue vesti biancheggiare come la neve sul monte della Trasfigurazione, lo avesse confessato come Signore; se il cieco di Gerico, che aveva riavuto la vista, avesse proclamato la sua divinità, non ne saremmo sorpresi. Ma in quel momento, quando la morte era ormai prossima e la sconfitta sembrava palese, l’unico, al di fuori del piccolo gruppo ai piedi della croce, che lo riconobbe come Signore del Regno e Capitano delle anime, era un ladro crocifisso alla sua destra.
In quel giorno, in cui nemmeno Erode era riuscito a farlo parlare, né le ingiuste accuse in tribunale erano riuscite a fargli rompere il silenzio, ora egli parla volgendosi a quella vita trepidante a suo fianco, e salva un ladro: “Oggi sarai con me nel paradiso “.
Era l’ultima preghiera di un ladro, e forse anche la prima. Bussò una sola volta, una sola volta cercò e chiese, ma quell’unica volta mise tutto in gioco per questo, in un’unica volta ottenne tutto.
Cristo fu scortato al cielo ad un ladro.
Donna ecco tuo figlio
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!” Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!” E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
(Gv 19,25-27)
COMMENTO:
Fu proprio dalla croce che Gesù portò a compimento la sua volontà e il suo testamento. Aveva già donato il suo sangue alla Chiesa, le sue vesti ai suoi nemici, il paradiso a un ladro e presto avrebbe abbandonato il suo corpo alla tomba e la sua anima al Padre eterno. A chi dunque avrebbe potuto donare i suoi due tesori da lui più amati: Maria e Giovanni? Li avrebbe donati l’uno all’altra, un figlio a sua Madre e una Madre all’amico. “Donna! ecco tuo figlio!”. Maria aveva dato alla luce il suo primogenito senza dolori di parto, nella grotta di Betlemme; adesso dà alla luce, il suo secondogenito, Giovanni, tra dolori del Calvario. Maria sperimenta i dolori del parto non solo nel dare alla luce il suo secondogenito, Giovanni, ma nel dare alla luce tutti coloro che sarebbero nati da lei come “figli di Maria”
Maria, quindi, non è solo la madre di Gesu’ Cristo, ma è anche madre nostra. Questo non le è dato semplicemente come titolo di cortesia; non si tratta nemmeno di una finzione giuridica o di un linguaggio figurato. Siamo veramente figli suoi e lo siamo a pieno diritto, poiché essa ci ha partoriti nel dolore ai piedi della croce. Ai piedi dell’albero della croce, Maria, grazie al suo coraggioso sacrificio e alla sua fedele obbedienza, ha riacquistato il titolo di Madre dei viventi. Che destino meraviglioso avere come madre la Madre di Dio e come fratello Gesu’.
Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?
Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio: Alle tre Gesù gridò con voce forte: “Eloì, Eloì, lema sabactàni? “ che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15, 33-34)
COMMENTO:
Questa frase simboleggia le sofferenze di tutti coloro che si sentono abbandonati da Dio. Quando la pronunciò, si fece buio su tutta la terra. Si pensa comunemente che la natura rimanga indifferente al dolore dell’uomo. Una nazione può morire di fame, eppure il sole e le stelle continuano a volteggiare sui campi inariditi. L’uomo può levarsi contro suo fratello in una guerra fratricida e trasformare i campi di fiori in campi di sangue, ma un uccello, scampato al fuoco e al furore della battaglia, canta la sua dolce melodia di pace. I nostri cuori possono spezzarsi dal dolore per la morte di un carissimo amico, tuttavia l’arcobaleno appare festoso nel cielo anche se i suoi sgargianti colori contrastano con la cupa agonia sulla quale egli risplende. Ora, però, il sole si rifiuta di brillare sulla tragedia della crocifissione!
In realtà, tutto era nell’oscurità! Egli si era privato di sua Madre e del suo discepolo amato, donandoli l’uno all’altra, e ora anche suo Padre nei cieli lo aveva abbandonato. ”Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. E’ il pianto che esprime il terribile mistero di un Dio abbandonato da Dio stesso. Il Figlio chiama suo Padre, Dio. Che contrasto con quella preghiera che egli un giorno aveva insegnato: “Padre nostro, che sei nei cieli ….”! Stranamente e misteriosamente, la sua natura umana sembra separarsi dal Padre celeste, eppure non è così: come potrebbe altrimenti invocarlo dicendo: “Dio mio, Dio mio”? Come la luce e il calore del sole sembrano scomparire quando si frappongono le nuvole, sebbene il sole rimanga nel cielo al di là delle nuvole, così è ora per Gesu’: il volto del Padre celeste sembra scomparire in quel terribile momento in cui egli prende su di sé i peccati del mondo. Gesu’ assume questa sofferenza per ognuno di noi, affinché possiamo capire che cosa terribile sia per la natura umana essere privati di Dio, della sua consolazione.
Nello stesso tempo non dobbiamo dimenticare quanto ancora Dio si sente abbandonato dagli uomini.
Penso che dopo questi duemila anni l’indifferenza del mondo moderno sia più dolorosa delle pene del Calvario. Non bisogna credere che la corona di spine e il metallo dei chiodi fossero più terribili per il corpo del Nostro Salvatore dell’indifferenza di oggigiorno, che non si cura né di offendere né di lodare il suo Cuore.
Ho sete
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata compiuta, disse per adempiere la scrittura: “Ho sete”. Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. (Gv 19, 28-29).
COMMENTO:
Lui, Dio fatto uomo, dalle cui dita rotolarono i pianeti e i mondi; che disse: “Mio è il mare e i fiumi che scorrono tra le migliaia di valli e le sorgenti che sgorgano tra le innumerevoli colline”, proprio Lui ora chiede all’uomo dell’acqua! Ma non chiede acqua terrena, bensì un po’ d’amore. Come se dicesse: “ Ho sete….d’amore”. Questa parola rivela la sofferenza di Dio senza l’uomo. Ma cosa ha fatto Gesu’ per sentirsi tanto in diritto di chiedere il mio amore? Quando mi ha amato Dio? Amore vuol dire prima di tutto dare, amore significa rivelare se stessi a chi si ama, amore significa soffrire per chi si ama e ora Dio sta soffrendo per noi sull’albero della croce, poiché “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Amore significa anche diventare uno con chi si ama ma soprattutto nell’unità dello spirito.
Certamente l’amore si è espresso al massimo. Cristo non avrebbe potuto fare di più per la sua vigna di ciò che ha fatto. Avendo versato tutta l’acqua del suo amore eterno nei nostri poveri e aridi cuori, non ci meravigli che ora sia tanto assetato di amore. Perché non rispondiamo? Perché lasciamo che il Cuore divino muoia di sete per l’amore umano?
Tutto è compiuto
E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse:
“ Tutto è compiuto!” (Gv 19,30)
COMMENTO:
Gli stessi tre strumenti che avevano cooperato alla nostra caduta furono usati per la nostra redenzione. Al posto dell’uomo disobbediente, Adamo, egli pose l’uomo obbediente, Gesu’; al posto della donna orgogliosa, Eva, egli pose un’umile vergine, Maria; al posto dell’albero nel mezzo del giardino, egli pose l’albero della croce. La Redenzione era ora completa. Il lavoro che il Padre gli aveva dato era stato compiuto. Siamo stati riscattati grazie a una battaglia in cui non furono usate le cinque pietre che servirono a David per uccidere Golia, ma le cinque piaghe, le orribili ferite inflitte sulle mani, sui piedi e nel costato di Gesu’; una battaglia il cui grido non era: “Schiaccia e uccidi”, ma “Padre, perdonali” ; una battaglia in cui il perdente fu colui che uccise il nemico. Durante le ultime tre ore, Gesu’ si era occupato delle cose del Padre e con la gioia dei forti, gridò il canto del suo trionfo: “Tutto è compiuto”.
Il suo lavoro era giunto a compimento, ma il nostro? Solo Dio può permettersi di usare quella parola, noi no . Egli ha costruito le fondamenta, noi dobbiamo edificarci sopra. Il Signore è alla porta e bussa , ma la maniglia è solo dal nostro lato e solo noi possiamo aprirla. Gesu’ ha operato la consacrazione, ma spetta a noi fare la comunione. Solo da noi dipende il compimento dell’opera che ci è stata affidata, dalla nostra capacità di adeguarci alla sua vita, diventando altri “Cristi”. Infatti, il suo venerdì santo e la sua passione non potranno giovarci se non prendiamo la sua croce e lo seguiamo.
Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò. ( Lc 23, 44-46)
COMMENTO:
Cristo viene condannato a morte dai suoi fratelli accecati dalla gelosia. Poco prima Gesù si era rivolto al mondo, gli aveva dato il suo addio, ora invece si rivolge al Padre e questo segna il suo ingresso in paradiso.
Il figliol prodigio ritorna alla casa del Padre. Non è infatti Gesu’ come il figliol prodigio?
Trentatré anni prima aveva lasciato la casa del Padre suo celeste per andare in un lontano paese, che è il nostro mondo. Allora iniziò a spendere le sue risorse spirituali e lasciare che altri ne usufruissero, disperdendo con infinita prodigalità le ricchezze divine della sua potenza e sapienza, distribuendo con liberalità divina il dono del perdono e della misericordia.
In questa sua ultima ora, tutte le sue sostanze vengono dissipate tra i peccatori, donando per la redenzione del mondo fino all’ultima goccia del suo sangue.
Add comment 10 Aprile 2009
19 MARZO: SOLENNITA’ DI SAN GIUSEPPE
Oggi celebriamo la solennità di san Giuseppe.
Destino veramente singolare di questo Santo e grande Santo: gli toccò quel che di peggio può dare la terra, quel che di meglio può dare il cielo.
Non onore né gloria, non denaro, né agiatezza, non potenza né considerazione, non amore terreno né piaceri di nessuna sorte, non un nome celebre, non un mestiere onorato, non una ragione qualsiasi per sentirsi ed essere ritenuto qualcuno, niente di ciò che il mondo stima.
Ebbe, invece, da Dio, quel che Iddio non avrebbe affidato mai a nessuno del mondo, né al più potente, né al più ricco, né al più famoso, né al più appassionato, né, in una parola, al più grande degli uomini. Non a Catone, non a Virgilio, non a Cesare, ma a lui Dio affidò il Suo Figlio unigenito e Sua Madre.
A nessuno degli uomini è mai toccata né potrà mai toccare tanta altezza divina e tanta umana umiltà.
O San Giuseppe,
con te, attraverso di te,
noi benediciamo il Signore.
Egli ti ha scelto tra tutti gli uomini,
per essere sposo di Maria e padre di Gesù.
Tu hai contemplato ogni giorno
il mistero della Madre e del Bambino
e tutta la tua vita l’hai dedicata a loro,
anche quando non capivi.
Insegna a noi
la tua fiducia, il tuo amore,
per diventare discepoli
del tuo figlio e della tua sposa.
2 comments 18 Marzo 2009
CORAGGIO…LA CROCE E’ PROVVISORIA
In una chiesa c’è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartello con la scritta: COLLOCAZIONE PROVVISORIA.
La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.
COLLOCAZIONE PROVVISORIA. Penso che non ci sia una formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.
Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella.
Animo, tu che provi i morsi della solitudine.
Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono.
Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona.
Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici.
Non tirare i remi in barca, ti che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire.
Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza.
Coraggio! La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”.
Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio.
Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della Croce.
“Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio.
Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane.
Da mezzogiorno alle tre di pomeriggio.
Solo allora è consentita la sosta sul Golgota.
Al di fuori di quell’orario c’è il divieto assoluto di parcheggio.
Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci.
Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.
Coraggio, fratello che soffri.
C’è anche per te una deposizione dalla croce.
Coraggio, tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.
Un abbraccio.
don Tonino Bello
Add comment 17 Marzo 2009
III DOMENICA DI QUARESIMA
Senza dubbio la lettera di questa pagina evangelica interpella il nostro modo di gestire gli edifici di culto: se siano cioè davvero luoghi per la preghiera e di incontro con Dio o non piuttosto luoghi sciatti e pieni di confusione.
Ma c’è un altro mercato sul quale è importante porre la nostra attenzione: è quello che si svolge dentro i cuori.
Questo è un mercato che scandalizza ancor più il Signore Gesù perché il cuore è il vero tempio che Dio vuole abitare. Tale mercato riguarda il modo di concepire e di condurre la vita.
Anche noi dobbiamo cacciare i mercanti dal tempio: rifiutare tutte quelle forme di religiosità che sono, più o meno apertamente, un modo per aprire con Dio un conto di dare e avere. È tipica della religiosità naturale l’idea del contratto, del dare qualcosa a Dio per avere in cambio il suo favore. Si vede Dio come un potente di questo mondo che vuole essere servito, che ha bisogno del mio sacrificio. Dio allora è strumentalizzato, messo a servizio del mio progetto; solo che per riuscire a fare questo devo sottomettermi, cedere qualcosa.
Sì, oggi, Signore,
ci chiami a verificare se abbiamo fatto del nostro cuore
un centro di adorazione o una spelonca di ladri.
Ci chiami a rinnovare, alla luce del Vangelo,
la scala dei nostri valori, a cambiare la nostra vita.
Il cammino della Quaresima, con lo sguardo fisso su Gesù diventa impegno a purificare le nostre relazioni.
Sull’esempio di Gesù, impegniamoci a trasformare il nostro corpo in uno strumento di comunione per essere tempio vivo del Suo Amore.

1 comment 12 Marzo 2009
DIO HA BISOGNO DI TE!!!
Il bambù
Il Signore del giardino lo amava più di tutti gli altri alberi.
Anno dopo anno, il bambù cresceva e si faceva bello e robusto. Perché il bambù sapeva bene che il Signore lo amava e ne era felice.
Un giorno, il Signore si avvicinò al suo amato albero e
gli disse:“Caro bambù, ho bisogno di te!”.
Il magnifico albero sentì che era venuto il momento per cui era stato creato e disse, con grande gioia:“Signore, sono pronto. Fa’ di me l’uso che vuoi!”.
La voce del Signore era grave:“Per usarti devo abbatterti!”.
Il bambù si spaventò: “Abbattermi, Signore? Io, il più bello degli alberi del tuo giardino? No, per favore, no! Usami per la tua gioia, Signore, ma per favore, non abbattermi!”.
“Mio caro, bambù”, continuò il Signore, “se non posso abbatterti, non posso usarti!”.
Il giardino piombò in un forte silenzio. Anche il vento smise di soffiare.
Lentamente il bambù chinò la sua magnifica chioma e sussurrò:“Signore, se non puoi usarmi senza abbattermi, abbattimi!”.
“Mio caro bambù”, disse ancora il Signore, “non solo devo abbatterti, ma anche tagliarti i rami e le foglie!”.
“Mio Signore, abbi pietà. Distruggi la mia bellezza, ma lasciami i rami e le foglie!”.
“Se non posso tagliarli, non posso usarti!”.
Il sole nascose il suo volto, una farfalla inorridita volo via.
Tremando, il bambù disse fiocamente:“Signore, tagliali!”.
“Mio caro bambù, devo ancora farti di più. Devo spaccarti in due e strapparti il cuore!”.
Il bambù si chinò fino a terra e mormorò:“Signore, spacca e strappa!”.
Così il Signore del giardino abbatté il bambù, tagliò i rami e le foglie, lo spaccò in due e gli estirpò il cuore. Poi lo portò dove sgorgava una fonte di acqua fresca, vicino ai suoi campi che soffrivano per la siccità. Delicatamente collegò alla sorgente una estremità dell’amato bambù e diresse l’altra verso i campi inariditi.
La chiara, fresca, dolce acqua prese a scorrere nel corpo del bambù e raggiunse i campi. Fu piantato il riso e il raccolto fu ottimo.
Così il bambù divenne una grande benedizione, anche se era stato abbattuto e distrutto.
Quando era un albero stupendo, viveva solo per se stesso e si specchiava nella propria bellezza.
Stroncato, ferito e sfigurato era diventato un canale, che il Signore usava per rendere fecondo il Suo regno.
Noi la chiamiamo “sofferenza”.
Dio la chiama “ho bisogno di te”.
Add comment 2 Febbraio 2009
…l’importante è amare…
leggete il vangelo di matteo 25, 31-46
La vita cristiana è una risposta alla chiamata d’amore che ci ha fatto Cristo, il nostro RE per primo!
Ma il nostro amore non vive solo di belle parole, ma deve essere pieno di gesti concreti; se non riempiamo le nostre giornate di amore la vita si inaridisce e noi diventiamo solo tristi e insensibili. nel brano evangelico si parla di una separazione tra “buoni” e “cattivi”: i primi sono benedetti perchè hanno realizzato gesti d’amore mentre gli altri sono maledetti proprio in virtù del fatto che non hanno fatto nulla per amare!
Dobbiamo però capire che dobbiamo imparare ad amare gli altri non solo come li amerebbe Gesù, ma come se l’altro fosse in realtà Gesù!
Chiediamoci allora se abbiamo mai amato l’altro, il nostro prossimo vedendo in lui Gesù?
quale gesto d’amore ho compiuto oggi?? o perchè non ne ho compiuti?
Dobbiamo però riconoscere che spesso abbiamo amato, con tutti i nostri bisogni, i nostri limiti, con tanti egoismi chiusi dentro il cuore, abbiamo forse amato perchè l’altro era amabile per se stesso senza vedere in lui proprio Gesù.
Del resto è davvero difficile riuscire ad amare di amore vero, libero da schiavitù di bisogni e da egoismi, dobbiamo tutti crescere nella fiducia nell’altro che ci permette di abbandonarci nelle sue braccia come se fossero quelle del Padre; impegnamoci ad amare davvero l’altro guardandolo e amandolo con tutti i suoi limiti e difficoltà!
Perchè ogni persona che incontriamo possa solo avere bei ricordi di noi!
Vi voglio lasciare questa preghiera di Madre Teresa di Calcutta:
La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è una promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.
Perchè ognuno di noi non dimentichi mai il compito che ha su questa terra, difendere la vita perchè per Dio non c’è cosa più grande che amare il prossimo come noi stessi, ma soprattutto “tutto quello che avete fatto ad uno solo di questi più piccoli lo avete fatto a Me!!!”
2 comments 26 Novembre 2008
Catechesi ritiro 16 novembre: Maria chi sono???
Attraverso questo ritiro abbiamo cercato una conoscenza più autentica di chi siamo, attraverso l’aiuto di Maria, Madre di ogni uomo, colei alla quale suo Figlio affidò l’intera umanità sotto la croce; ci è stato chiesto di porci in ascolto di noi stessi ma soprattutto di saper riconoscere il progetto che Dio ha sopra ognuno di noi e Maria è proprio la mediatrice di questo progetto tra noi e Dio.
Bisogna però in ogni modo riuscire ad affidarci totalmente a Lui!
Nello scorso ritiro avevamo visto come il silenzio riuscisse ad aiutarci a togliere tutto ciò che è inutile nella nostra vita tutto ciò che fa confusione dentro di noi e ci allontana dal progetto di Dio, in questo ritiro abbiamo sperimentato come l’ascolto sia una seconda componente fondamentale per comprendere chi siamo veramente, perchè grazie ad esso vediamo le cose in maniera differente non con l’istinto ma, attraverso la meditazione profonda riusciamo a fare un discernimento delle cose da fare o da non fare nell’ottica della fede.
Dobbiamo perciò comprendere che cosa sia l’ ascolto che non è un semplice udire con le orecchie, ma un modo di essere! L’ascolto profondo lo impariamo da piccoli, quando fin dai primi mesi di vita ci relazioniamo con i nostri genitori e la mancanza di questa intesa profonda può condizionare la nostra vita!
Dio perciò ci chiede di ascoltare, come nell’Antico Testamento chiedeva al popolo ” ascolta Israele“, anche a noi chiede di ascoltare per poter metterci in una relazione più profonda con Lui e con i nostri fratelli.
Perchè proprio la ricerca di questo ascolto profondo, ci mette davvero in relazione con l’altro e ci fa uscire dai nostri schemi; per aprirci davvero all’altro dobbiamo mettere in discussione le nostre sicurezze, i nostri pregiudizi; perciò possiamo definire l’ASCOLTO come un esperienza vitale e totale che coinvolge tutto di noi: mente, cuore, intelligenza e volontà.
“amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente…”
“adorerete il Padre vostro in spirito e verità”
Il nostro cuore deve stare al centro perchè le nostre ferite se le guardiamo solo con la testa rimangono non guarite perchè solo il cuore con l’aiuto di Dio può guarirle e soprattutto dare la forza di accettarle! infatti solo l’aiuto da parte di Dio può risolvere i nostri dubbi e le nostre paure, il VERO ASCOLTO perciò sta alla presenza del Signore perchè il Suo modo di vedere non è per accusarci ma il suo sguardo è un o sguardo di guarigione: Gesù è allora lo specchio che mi aiuta a capire meglio chi sono!
Ma Dio come parla?
Leggendo il Vangelo di Giovanni cap 1, 35 e seguenti, possiamo capire che:
- Giovanni riconosce Dio e lo chiama AGNELLO, allora per capire Dio dobbiamo fare i conti con la debolezza e le debolezze in noi e negli altri ci sono sempre, perciò che fare? accettarle senza capire o amarle ma senza condannare l’uomo?
La debolezza è sinonimo di tentazione, un momento di prova nella nostra vita, che farne? solo affrontandola possiamo capire come la tentazione nella debolezza ti faccia diventare Figlio di Dio, ti faccia essere una persona libera!
- l’agnello è debole e mite: la MITEZZA come equilibrio, le cose nella vita non sono solo o bianche o nere, ma bisogna accettare con pazienza i cambiamenti, accettare le piccole sfide quotidiane sapendo di avere al mio fianco Dio, l’Agnello sgozzato ma anche dritto sul Trono!!!!!
- Gesù poi chiede “chi cercate?” domanda che deve risuonare in noi in ogni momento della giornata! la nostra vita di gruppo e singola dipende tutta da questa domanda: perchè andiamo ai ritiri? perchè facciamo catechismo? chi stiamo cercando veramente? possiamo seguire Gesù solo a livello di testa ma la nostra testimonianza sarà poco efficace se ci crediamo poco anche noi!
- ed essi rispondono: “dove abiti?” mettendosi in Ascolto vero vogliono cercare Dio nel quotidiano, vivere ogni momento della loro giornata con Lui, cercano e chiedono perciò il luogo dove poter dimorare con Lui;
- “VENITE E VEDRETE!” per comprendere il progetto di Dio bisogna mettersi in gioco, pregare con il cuore, muoversi e collaborare alla grazia di Dio che passa!
fratellini, in questo mese che ci separa dal prossimo ritiro vi mando una provocazione: impegnamoci seriamente a pregare di più per il gruppo, perchè la sofferenza di alcuni fratelli si possa alleviare!
Sono convinta che recitare un “Ave Maria” la sera non costi fatica ma sapendo di recitarla per il gruppo acquisterà maggiore gioia recitarla! se avete altre proposte di preghiera scrivetele nei commenti, io sono la prima ad avere difficoltà a pregare costantemente!! dunque una piccola cosa può trasformarsi in una grande cosa se fatta con il cuore.
spero che il mio piccolo riassunto sia servito a tutti i fratelli che non sono potuti essere presenti al ritiro,
vi abbraccio forte forte Valefdl
Add comment 17 Novembre 2008



Signore, come il Sole,