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VENERDI’ SANTO
Le Ultime sette parle di Gesù sulla croce
Per tutti i Figli della Luce lontani da Carrara e per tutti coloro che volessero vivere questo venerdì santo riflettendo e contemplando la passione di Cristo, condividiamo il momento di preghiera che ieri sera abbiamo vissuto meditando le ultime 7 parole di Gesù sulla croce. Un abbraccio a tutti coloro che soffrono, in particolare invitiamo tuti ad unirsi in preghiera per i malati, i sofferenti nel corpo e nello spirito, per i nostri fratelli in Abruzzo che in questi giorni vivono nella loro vita la Passione di Cristo.
Padre perdonali perchè non sanno quello che fanno
Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero Lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva. “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,33-34)
COMMENTO:
E’ una cosa normale che, quando si avvicina la morte, il cuore dell’uomo esprime parole d’amore a coloro che gli sono più vicini e più cari, la stessa cosa è stata per Gesù. Tutti coloro che lo seguivano aspettavano ansiosi la sua prima parola. I suoi carnefici aspettavano le sue grida, come avevano fatto coloro che erano stati appesi alla croce prima di lui, che maledivano il giorno della loro nascita, le loro madri; sputavano persino su chi li guardava. Anche gli scribi e i farisei si aspettavano delle grida ed erano sicuri che Gesu’, che aveva predicato l’amore verso i propri nemici e di fare del bene a chi ci odia, avrebbe dimenticato questo suo vangelo quando gli sarebbero stati forati le mani e i piedi. Tutti, insomma, si aspettavano di sentirlo gridare ma nessuno pensava di ascoltare quel grido. La soave, dolce, umile preghiera del perdono: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.
Perdonare chi? Il soldato nel palazzo di Caifa che lo schiaffeggiò; Pilato, l’uomo politico che preferì condannare Dio per poter rimanere amico di Cesare; i soldati che innalzarono il Re dei re su di un albero, fra cielo e terra. Perdonali, perché? Perché sanno quello che fanno? No, perché non sanno quello che fanno. Se avessero saputo quello che stavano facendo e tuttavia avessero persistito nel farlo, se avessero saputo quale terribile crimine stavano commettendo condannando la Vita a morte; se solo avessero saputo ciò che stavano facendo e tuttavia avessero persistito nel farlo, non sarebbero mai stati salvati! E’ solo grazie alla loro inconsapevolezza della gravità del crimine che stavano commettendo che poterono rientrare nell’ambito di coloro che udirono quel grido della croce. Non è la conoscenza che salva, ma l’ignoranza!
L’unica cosa che può giustificarci di non essere santi è la nostra inconsapevolezza di quanto buono sia Dio!
Oggi sarai con me nel paradiso
Uno dei malfattori appeso alla croce lo insultava: ”Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio benchè condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “ Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose Gesù: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23, 39-43).
COMMENTO:
Dimas, un ladro che ha commesso tanti crimini in punto di morte vede una croce, ma l’adora come un trono; vede un uomo condannato a morte come lui, ma lo invoca come un re : “Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Il Signore era finalmente riconosciuto per ciò che era! Nessuna voce si era elevata in riconoscimento e lode, ad eccezione di quella di un condannato a morte. Era un grido di fede in colui che era stato abbandonato da tutti, ed era solo la testimonianza di un ladro. Se Pietro, che aveva visto il suo volto risplendere come il sole e le sue vesti biancheggiare come la neve sul monte della Trasfigurazione, lo avesse confessato come Signore; se il cieco di Gerico, che aveva riavuto la vista, avesse proclamato la sua divinità, non ne saremmo sorpresi. Ma in quel momento, quando la morte era ormai prossima e la sconfitta sembrava palese, l’unico, al di fuori del piccolo gruppo ai piedi della croce, che lo riconobbe come Signore del Regno e Capitano delle anime, era un ladro crocifisso alla sua destra.
In quel giorno, in cui nemmeno Erode era riuscito a farlo parlare, né le ingiuste accuse in tribunale erano riuscite a fargli rompere il silenzio, ora egli parla volgendosi a quella vita trepidante a suo fianco, e salva un ladro: “Oggi sarai con me nel paradiso “.
Era l’ultima preghiera di un ladro, e forse anche la prima. Bussò una sola volta, una sola volta cercò e chiese, ma quell’unica volta mise tutto in gioco per questo, in un’unica volta ottenne tutto.
Cristo fu scortato al cielo ad un ladro.
Donna ecco tuo figlio
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!” Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!” E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
(Gv 19,25-27)
COMMENTO:
Fu proprio dalla croce che Gesù portò a compimento la sua volontà e il suo testamento. Aveva già donato il suo sangue alla Chiesa, le sue vesti ai suoi nemici, il paradiso a un ladro e presto avrebbe abbandonato il suo corpo alla tomba e la sua anima al Padre eterno. A chi dunque avrebbe potuto donare i suoi due tesori da lui più amati: Maria e Giovanni? Li avrebbe donati l’uno all’altra, un figlio a sua Madre e una Madre all’amico. “Donna! ecco tuo figlio!”. Maria aveva dato alla luce il suo primogenito senza dolori di parto, nella grotta di Betlemme; adesso dà alla luce, il suo secondogenito, Giovanni, tra dolori del Calvario. Maria sperimenta i dolori del parto non solo nel dare alla luce il suo secondogenito, Giovanni, ma nel dare alla luce tutti coloro che sarebbero nati da lei come “figli di Maria”
Maria, quindi, non è solo la madre di Gesu’ Cristo, ma è anche madre nostra. Questo non le è dato semplicemente come titolo di cortesia; non si tratta nemmeno di una finzione giuridica o di un linguaggio figurato. Siamo veramente figli suoi e lo siamo a pieno diritto, poiché essa ci ha partoriti nel dolore ai piedi della croce. Ai piedi dell’albero della croce, Maria, grazie al suo coraggioso sacrificio e alla sua fedele obbedienza, ha riacquistato il titolo di Madre dei viventi. Che destino meraviglioso avere come madre la Madre di Dio e come fratello Gesu’.
Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?
Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio: Alle tre Gesù gridò con voce forte: “Eloì, Eloì, lema sabactàni? “ che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15, 33-34)
COMMENTO:
Questa frase simboleggia le sofferenze di tutti coloro che si sentono abbandonati da Dio. Quando la pronunciò, si fece buio su tutta la terra. Si pensa comunemente che la natura rimanga indifferente al dolore dell’uomo. Una nazione può morire di fame, eppure il sole e le stelle continuano a volteggiare sui campi inariditi. L’uomo può levarsi contro suo fratello in una guerra fratricida e trasformare i campi di fiori in campi di sangue, ma un uccello, scampato al fuoco e al furore della battaglia, canta la sua dolce melodia di pace. I nostri cuori possono spezzarsi dal dolore per la morte di un carissimo amico, tuttavia l’arcobaleno appare festoso nel cielo anche se i suoi sgargianti colori contrastano con la cupa agonia sulla quale egli risplende. Ora, però, il sole si rifiuta di brillare sulla tragedia della crocifissione!
In realtà, tutto era nell’oscurità! Egli si era privato di sua Madre e del suo discepolo amato, donandoli l’uno all’altra, e ora anche suo Padre nei cieli lo aveva abbandonato. ”Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. E’ il pianto che esprime il terribile mistero di un Dio abbandonato da Dio stesso. Il Figlio chiama suo Padre, Dio. Che contrasto con quella preghiera che egli un giorno aveva insegnato: “Padre nostro, che sei nei cieli ….”! Stranamente e misteriosamente, la sua natura umana sembra separarsi dal Padre celeste, eppure non è così: come potrebbe altrimenti invocarlo dicendo: “Dio mio, Dio mio”? Come la luce e il calore del sole sembrano scomparire quando si frappongono le nuvole, sebbene il sole rimanga nel cielo al di là delle nuvole, così è ora per Gesu’: il volto del Padre celeste sembra scomparire in quel terribile momento in cui egli prende su di sé i peccati del mondo. Gesu’ assume questa sofferenza per ognuno di noi, affinché possiamo capire che cosa terribile sia per la natura umana essere privati di Dio, della sua consolazione.
Nello stesso tempo non dobbiamo dimenticare quanto ancora Dio si sente abbandonato dagli uomini.
Penso che dopo questi duemila anni l’indifferenza del mondo moderno sia più dolorosa delle pene del Calvario. Non bisogna credere che la corona di spine e il metallo dei chiodi fossero più terribili per il corpo del Nostro Salvatore dell’indifferenza di oggigiorno, che non si cura né di offendere né di lodare il suo Cuore.
Ho sete
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata compiuta, disse per adempiere la scrittura: “Ho sete”. Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. (Gv 19, 28-29).
COMMENTO:
Lui, Dio fatto uomo, dalle cui dita rotolarono i pianeti e i mondi; che disse: “Mio è il mare e i fiumi che scorrono tra le migliaia di valli e le sorgenti che sgorgano tra le innumerevoli colline”, proprio Lui ora chiede all’uomo dell’acqua! Ma non chiede acqua terrena, bensì un po’ d’amore. Come se dicesse: “ Ho sete….d’amore”. Questa parola rivela la sofferenza di Dio senza l’uomo. Ma cosa ha fatto Gesu’ per sentirsi tanto in diritto di chiedere il mio amore? Quando mi ha amato Dio? Amore vuol dire prima di tutto dare, amore significa rivelare se stessi a chi si ama, amore significa soffrire per chi si ama e ora Dio sta soffrendo per noi sull’albero della croce, poiché “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Amore significa anche diventare uno con chi si ama ma soprattutto nell’unità dello spirito.
Certamente l’amore si è espresso al massimo. Cristo non avrebbe potuto fare di più per la sua vigna di ciò che ha fatto. Avendo versato tutta l’acqua del suo amore eterno nei nostri poveri e aridi cuori, non ci meravigli che ora sia tanto assetato di amore. Perché non rispondiamo? Perché lasciamo che il Cuore divino muoia di sete per l’amore umano?
Tutto è compiuto
E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse:
“ Tutto è compiuto!” (Gv 19,30)
COMMENTO:
Gli stessi tre strumenti che avevano cooperato alla nostra caduta furono usati per la nostra redenzione. Al posto dell’uomo disobbediente, Adamo, egli pose l’uomo obbediente, Gesu’; al posto della donna orgogliosa, Eva, egli pose un’umile vergine, Maria; al posto dell’albero nel mezzo del giardino, egli pose l’albero della croce. La Redenzione era ora completa. Il lavoro che il Padre gli aveva dato era stato compiuto. Siamo stati riscattati grazie a una battaglia in cui non furono usate le cinque pietre che servirono a David per uccidere Golia, ma le cinque piaghe, le orribili ferite inflitte sulle mani, sui piedi e nel costato di Gesu’; una battaglia il cui grido non era: “Schiaccia e uccidi”, ma “Padre, perdonali” ; una battaglia in cui il perdente fu colui che uccise il nemico. Durante le ultime tre ore, Gesu’ si era occupato delle cose del Padre e con la gioia dei forti, gridò il canto del suo trionfo: “Tutto è compiuto”.
Il suo lavoro era giunto a compimento, ma il nostro? Solo Dio può permettersi di usare quella parola, noi no . Egli ha costruito le fondamenta, noi dobbiamo edificarci sopra. Il Signore è alla porta e bussa , ma la maniglia è solo dal nostro lato e solo noi possiamo aprirla. Gesu’ ha operato la consacrazione, ma spetta a noi fare la comunione. Solo da noi dipende il compimento dell’opera che ci è stata affidata, dalla nostra capacità di adeguarci alla sua vita, diventando altri “Cristi”. Infatti, il suo venerdì santo e la sua passione non potranno giovarci se non prendiamo la sua croce e lo seguiamo.
Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò. ( Lc 23, 44-46)
COMMENTO:
Cristo viene condannato a morte dai suoi fratelli accecati dalla gelosia. Poco prima Gesù si era rivolto al mondo, gli aveva dato il suo addio, ora invece si rivolge al Padre e questo segna il suo ingresso in paradiso.
Il figliol prodigio ritorna alla casa del Padre. Non è infatti Gesu’ come il figliol prodigio?
Trentatré anni prima aveva lasciato la casa del Padre suo celeste per andare in un lontano paese, che è il nostro mondo. Allora iniziò a spendere le sue risorse spirituali e lasciare che altri ne usufruissero, disperdendo con infinita prodigalità le ricchezze divine della sua potenza e sapienza, distribuendo con liberalità divina il dono del perdono e della misericordia.
In questa sua ultima ora, tutte le sue sostanze vengono dissipate tra i peccatori, donando per la redenzione del mondo fino all’ultima goccia del suo sangue.
Add comment 10 Aprile 2009
25 MARZO: ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

Nell’Annunciazione si ha il tipo di dialogo che il Padre del nostro Signore Gesù Cristo vorrebbe avere con ciascuno di noi.
…siamo invitati a pronunciare un “sì” come quello di Maria, affinché Dio possa realizzare il piano di amore che ha concepito per ciascuno di noi.
O Maria,
Dio è entrato nella tua vita
e ti ha chiesto di accogliere
un progetto più grande di te.
Tu hai accolto quella proposta oscura
con lo slancio e la gioia
di chi si affida totalmente a Lui.
Aiutaci, o dolcissima Madre, ad imitarti
perché possiamo accogliere
Dio e la Sua volontà
nella nostra vita.
1 comment 25 Marzo 2009
IV DOMENICA DI QUARESIMA
“Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio Unigenito, perchè chiunque creda in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna”
Siamo fuori dalla logica di doveri e relativi castighi,
siamo nel cerchio di un amore folle e paradossale, che è quello di Dio
Add comment 22 Marzo 2009
19 MARZO: SOLENNITA’ DI SAN GIUSEPPE
Oggi celebriamo la solennità di san Giuseppe.
Destino veramente singolare di questo Santo e grande Santo: gli toccò quel che di peggio può dare la terra, quel che di meglio può dare il cielo.
Non onore né gloria, non denaro, né agiatezza, non potenza né considerazione, non amore terreno né piaceri di nessuna sorte, non un nome celebre, non un mestiere onorato, non una ragione qualsiasi per sentirsi ed essere ritenuto qualcuno, niente di ciò che il mondo stima.
Ebbe, invece, da Dio, quel che Iddio non avrebbe affidato mai a nessuno del mondo, né al più potente, né al più ricco, né al più famoso, né al più appassionato, né, in una parola, al più grande degli uomini. Non a Catone, non a Virgilio, non a Cesare, ma a lui Dio affidò il Suo Figlio unigenito e Sua Madre.
A nessuno degli uomini è mai toccata né potrà mai toccare tanta altezza divina e tanta umana umiltà.
O San Giuseppe,
con te, attraverso di te,
noi benediciamo il Signore.
Egli ti ha scelto tra tutti gli uomini,
per essere sposo di Maria e padre di Gesù.
Tu hai contemplato ogni giorno
il mistero della Madre e del Bambino
e tutta la tua vita l’hai dedicata a loro,
anche quando non capivi.
Insegna a noi
la tua fiducia, il tuo amore,
per diventare discepoli
del tuo figlio e della tua sposa.
2 comments 18 Marzo 2009
CORAGGIO…LA CROCE E’ PROVVISORIA
In una chiesa c’è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartello con la scritta: COLLOCAZIONE PROVVISORIA.
La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.
COLLOCAZIONE PROVVISORIA. Penso che non ci sia una formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.
Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella.
Animo, tu che provi i morsi della solitudine.
Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono.
Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona.
Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici.
Non tirare i remi in barca, ti che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire.
Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza.
Coraggio! La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”.
Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio.
Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della Croce.
“Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio.
Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane.
Da mezzogiorno alle tre di pomeriggio.
Solo allora è consentita la sosta sul Golgota.
Al di fuori di quell’orario c’è il divieto assoluto di parcheggio.
Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci.
Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.
Coraggio, fratello che soffri.
C’è anche per te una deposizione dalla croce.
Coraggio, tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.
Un abbraccio.
don Tonino Bello
Add comment 17 Marzo 2009
III DOMENICA DI QUARESIMA
Senza dubbio la lettera di questa pagina evangelica interpella il nostro modo di gestire gli edifici di culto: se siano cioè davvero luoghi per la preghiera e di incontro con Dio o non piuttosto luoghi sciatti e pieni di confusione.
Ma c’è un altro mercato sul quale è importante porre la nostra attenzione: è quello che si svolge dentro i cuori.
Questo è un mercato che scandalizza ancor più il Signore Gesù perché il cuore è il vero tempio che Dio vuole abitare. Tale mercato riguarda il modo di concepire e di condurre la vita.
Anche noi dobbiamo cacciare i mercanti dal tempio: rifiutare tutte quelle forme di religiosità che sono, più o meno apertamente, un modo per aprire con Dio un conto di dare e avere. È tipica della religiosità naturale l’idea del contratto, del dare qualcosa a Dio per avere in cambio il suo favore. Si vede Dio come un potente di questo mondo che vuole essere servito, che ha bisogno del mio sacrificio. Dio allora è strumentalizzato, messo a servizio del mio progetto; solo che per riuscire a fare questo devo sottomettermi, cedere qualcosa.
Sì, oggi, Signore,
ci chiami a verificare se abbiamo fatto del nostro cuore
un centro di adorazione o una spelonca di ladri.
Ci chiami a rinnovare, alla luce del Vangelo,
la scala dei nostri valori, a cambiare la nostra vita.
Il cammino della Quaresima, con lo sguardo fisso su Gesù diventa impegno a purificare le nostre relazioni.
Sull’esempio di Gesù, impegniamoci a trasformare il nostro corpo in uno strumento di comunione per essere tempio vivo del Suo Amore.

1 comment 12 Marzo 2009
…E L’AMORE SI FECE PANE
La leggenda dell’Amore
C’era una volta l’Amore…
L’Amore abitava in una casa
pavimentata di stelle e adornata di sole.
Un giorno l’Amore pensò ad una casa più bella.
Che strana idea quella dell’Amore!
E fece la terra,
e sulla terra, ecco fece la carne
e nella carne ispirò la vita
e nella vita impresse l’immagine della somiglianza.
E la chiamò: uomo!
E dentro l’uomo, nel suo cuore,
l’Amore costruì la sua casa:
piccola, ma palpitante,
inquieta, insoddisfatta come l’Amore.
E l’Amore andò ad abitare nel cuore dell’uomo
e ci entrò tutto là dentro
perché il cuore dell’uomo é fatto d’infinito.
Ma un giorno l’uomo…
ebbe invidia dell’Amore:
voleva impossessarsi della casa dell’Amore,
la voleva tutta per sé,
voleva per sé la felicità dell’Amore,
come se l’Amore potesse vivere da solo.
E l’Amore fu scacciato dal cuore dell’uomo.
L’uomo allora cominciò a riempire il suo cuore,
lo riempì di tutti i tesori della terra,
ma era ancora vuoto.
L’uomo, triste, si procurò il cibo
col sudore della sua fronte, ma era sempre affamato
e restava con il cuore terribilmente vuoto.
Un giorno l’uomo…
decise di condividere il suo cuore
con le creature della terra.
L’Amore venne a saperlo…
Si rivestì di carne
e venne anche Lui a ricevere il cuore dell’uomo.
Ma l’uomo riconobbe l’Amore
e lo inchiodò sulla croce.
E continuò a sudare per procurarsi il cibo.
L’Amore allora ebbe un’idea: si rivestì di cibo,
si travestì di pane e attese silenzioso.
Quando l’uomo affamato lo mangiò,
l’Amore ritornò nella sua casa, nel cuore dell’uomo.
E il cuore dell’uomo fu riempito di vita,
perché la vita è AMORE.
Anonimo brasiliano

3 comments 4 Febbraio 2009
VOLIAMO IN ALTO

“I giovani si affaticano e si stancano;
i più forti vacillano e cadono;
ma quelli che sperano nel Signore
acquistano nuove forze,
si alzano a volo come aquile,
corrono e non si stancano,
camminano e non si affaticano”
(Is 40, 30-31)
Se l’aquila dovesse sfruttare solo la sua forza,
non volerebbe molto a lungo data la sua mole,
ma lei sfrutta le correnti ascensionali
spiegando le sue grandi ali.
Così è di “chi spera nel Signore”, non andrebbe molto lontano se dovesse contare sulle proprie forze.
Dio è la corrente ascensionale, è la spinta che ci sostiene in alto anche nei momenti in cui le forze vengono a mancare, “Voi avete visto…come vi ho portato sopra ali d’aquila e vi ho condotti a Me” (Es 19,4).
Solo sperare e poggiarsi su qualcosa di Eterno, Fedele, Immenso, com’è il nostro Dio, può rendere saldo il nostro cammino malgrado le incertezze.
1 comment 27 Gennaio 2009
BUON NATALE!!!
Se hai peccati, convertiti, il Natale è Amicizia con Dio.
Se hai amici, cercali, il Natale è Incontrarsi.
Se hai debiti, pagali, il Natale è Giustizia.
Se conosci poveri, aiutali, il Natale è Dono.
Se hai superbia, interrala, il Natale è Umiltà.
Se sei nelle tenebre, cerca la Luce, il Natale è Luce.
Se sei nell’errore, rifletti, il Natale è Verità.
Se sei triste, rallegrati, il Natale è Gioia.
Se hai odio, dimenticalo, perché il Natale è AMORE.

Add comment 25 Dicembre 2008
SAPER APPREZZARE…
“Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra». Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, e ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento. A ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutto ciò che si muove sulla terra e ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento». E così fu. Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono.”
Ogni mattina, quando ci svegliamo, sarebbe bello poter essere capaci di apprezzare pienamente questi doni che il Signore ci ha fatto, avere per Lui il nostro primo pensiero, perchè se siamo qui, in questa vita, in questo giorno, in questo istante è grazie a Lui! Impariamo quindi ad apprezzare i doni, grandi e piccoli, che ogni giorno ci fa, perchè dietro ognuno di loro c’è il Suo disegno d’amore!
Add comment 21 Novembre 2008
CHIAMATI AD ESSERE SANTI
Beati i poveri in spirito, perchè di essi è il Regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perchè saranno consolati.
Beati i miti, perchè erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perchè saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perchè troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perchè saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perchè di essi è il Regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perchè grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.
Add comment 1 Novembre 2008



Signore, come il Sole,