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commento alla 29 settimana del tempo ordinario

E’ la domenica del richiamo all’umiltà e al servizio non tanto in una logica moralistica che presenta ancora una volta il messaggio cristiano come un messaggio per “schiavi” o “perdenti, masochistici” nella vita in cui sembra quasi che più si soffre e più si sopporta meglio è.

Il servizio e l’umiltà nascono dall’ esigenza stessa dell’amore che per sua natura, quando ama si fa servo, umile, schiavo perché l’amato possa essere felice. E Dio che è amore per natura non può che presentarsi sotto la forma del servo sofferente della prima lettura di Isaia, nella veste di sommo sacerdote della lettera agli ebrei.. un sacerdote diverso e nuovo rispetto a quello che si aspettavano in cui la dimensione del potere è tutta racchiusa nella forza dell’amore che si fa servo: regnare..attraverso l’amore! Ma il vangelo, almeno per quanto riguarda i discepoli va in tutt’altra dirensione: “è tanto tempo che sono con voi e ancora non capite..” dirà un giorno Gesù.

La prima considerazione che nasce leggendo il brano è: non è scontato dire seguo Gesù, sono cristiano, conosco la sua strada. La tentazione è sempre quella di seguire un Gesù che ci siamo fatti nel nostro immaginario, un ideale di Gesù che corrisponde molto alle nostre attese, speranze e bisogni..che non ci deluda mai e a cui dire come i discepoli: “noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo!” In questo ribaltamento di ruoli anche inconsapevole il rischio è non arrivare mai a conoscere Dio e il suo progetto su di noi perché instauriamo con Lui una relazione di forza, di sfida, si sospetto, di compravendita..fino a rimanere delusi quando le cose non vanno come ci aspettavamo che dovessero andare: “fare deserto nel cuore ascoltando Dio che parla”.

La seconda considerazione è: la pazienza di Gesù. Di fronte all’atteggiamento francamente irritante e presuntuoso degli apostoli non li fulmina né li abbandona ma spiega e corregge con mitezza pur sapendo che sarà inutile almeno sul momento. Perchè fa così? Perchè è un uomo virtuoso indubbiamente ma soprattutto perché sa che la forza del cambiamento non è opera dell’uomo, delle sue parole, dei suoi insegnamenti: è opera esclusiva della grazia. Lo aveva detto domenica “impossibile all’uomo ma niente è impossibile a Dio”. Noi siamo chiamati a seminare ma chi fa crescere è il Signore che solo è in grado di tenere insieme il cuore dell’uomo che solo Lui conosce, la sua libertà e la grazia. Come fare a seminare?

Ecco la terza considerazione: la serenità di Gesù nell’accogliere gli apostoli così come sono e ricominciare ogni volta a spiegare e ad amare deriva dalla certezza che ciò che io posso fare è testimoniare. Il mio modo di seminare  è testimoniare e la testimonianza per sua natura non richiede tante parole, non vive del consenso, non si preoccupa del cambiamento degli altri, non sta a contare i frutti, non ripone la sua gioia nei risultati. Il testimone è colui che spesso senza saperlo più con la vita interiore ed esteriore “rende palese”una relazione profonda con l’assoluto a cui solo rendere conto: “Dio solo basta”. Potremmo prendere ad esempio la straordinaria esperienza di Charles de Focauld che muore solo nel deserto ucciso da uno dei tuareg che voleva evangelizzare con la certezza che altri sarebbero venuti dopo di lui a condividere un progetto che aveva nel cuore e di cui aveva scritto le costituzioni ma di cui non aveva visto ancora nessun frutto. Nel deserto c’era solo lui e il Signore sotto forma di pane..

Add comment 19 Ottobre 2009

itinerario di discernimento alla vita consacrata

“Fate quello che vi dirà!”(Gv 2,5)

In cammino con Maria per capire il progetto di Dio su di me.. 

Questo itinerario vuole rispondere all’esigenza di chi sente nel cuore in maniera significativa la chiamata  alla vita consacrata ma vuol capire bene se e’ il Signore che chiama, se questo desiderio nasce da un progetto di Dio. E’ un itinerario per chi ponendosi in maniera chiara e seria la domanda sulla vita consacrata non ha ancora scelto né se la sente di fare esperienza in una qualsiasi comunità perché prima vuol fare discernimento. 

Destinatari? 

Giovani motivati che desiderano approfondire il desiderio di una consacrazione e vogliono fare un discernimento specifico. Alla fine dell’anno,con l’aiuto di Dio, dovrebbero arrivare a comprendere se il Signore li chiama oppure no:il dove è un passo successivo che richiede un ulteriore discernimento. Per la mia esperienza,comunque, un giovane che durante l’anno comprende di essere chiamato alla vita consacrata intuisce anche a quale spiritualità si sente più legato oppure ha avuto incontri significativi con persone che lo hanno affascinato e colpito e si indirizza a fare un’esperienza da loro. 

Come si svolge? 

Il percorso si snoda durante un anno attraverso fine settimana mensili(potrebbero essere anche più frequenti in certi periodi ma lo concorderemo assieme).

Catechesi e lectio. Temi che riguardano la vita consacrata attraverso la Scrittura e il magistero della chiesa per capire sfrondando tanti dubbi e luoghi comuni la natura della scelta di consacrarsi.

Preghiera.personale,comunitaria,tempo di adorazione e di deserto.

Vita comune e di servizio.i giorni passati insieme diventano l’occasione di verificare la capacità di stare insieme e di servizi reciprocamente nello spirito evangelico

Accompagnamento personale.attraverso colloqui volti a integrare la dimensione umana e spirituale della persona aiutare la persona a comprendere le motivazioni,rimuovere gli ostacoli,fare luce sul proprio cuore.

Lavoro a casa.Verranno chiesti degli impegni di preghiera, di vita cristiana e di servizio da svolgere a casa nel proprio ambiente per dare corpo all’impegno preso quest’anno e continuare il discernimento.La vita quotidiana diventa poi oggetto di colloquio e di analisi nel ritiro successivo mensile.

Promesse.ad ognuno viene chiesto di impegnarsi a vivere la castità,la povertà e l’obbedienza nelle condizioni in cui si trova(che chiaramente non sono quelle di un monaco né di chi vive in convento) per un anno per rendere più profonda e significativa l’esperienza durante l’anno di discernimento.

 Chi svolge il discernimeno?

Padre Simone Desideri,sacerdote religioso dei missionari di Maria e collaboratori per quanto riguarda le catechesi a seconda dei temi trattati.                        

Dove?

A siena. 

Quando?

Da novembre a giugno.

le date verranno concordate con gli interessati. 

Per chiarimenti o per prendere contatti padre simone 3478719738,parrocchia di Uopini,Monteriggioni-Siena.

Il colloquio previo è prioritario prima di qualsiasi decisione di fare il cammino. Il gruppo non dovrà essere troppo numeroso proprio per lavorare in maniera personale e vivere in profondità la vita comunitaria. 

Add comment 7 Ottobre 2009

POSSIAMO FAR LUCE!!!

Una volta centomila persone furono radunate allo stadio Meazza di Milano.
All’improvviso un vecchio saggio, che parlava a quell’immensa assemblea, si interruppe:
“Non abbiate timore; adesso si spegneranno le ‘luci’!”.
Piombò l’oscurità nello stadio, ma attraverso gli altoparlanti, la voce del vecchio saggio continuò:
“Ora, io accenderò un fiammifero. Tutti quelli che lo vedono brillare, dicano semplicemente: ‘Sì’!”.
Appena quel puntino di fuoco si accese nel buio, tutta la folla gridò: “Si!”…
Il saggio continuò a spiegare:
“Ecco: una qualsiasi azione di bontà può brillare in un mondo di tenebre. Per quanto piccola, non passa mai inosservata agli occhi degli uomini e agli occhi di Dio. Ma voi potete fare di più! Ora, tutti quelli che hanno un fiammifero l’accendano!”.
E di colpo l’oscurità venne rotta da uno sconfinato tremolio di piccoli fuochi…

Se molti uomini di poco conto,
in tanti posti di poco conto,
facessero il bene anche nelle cose di poco conto,
il futuro dell’umanità non ci apparirebbe così buio…

Preghiera di Madre Teresa di Calcutta

Add comment 25 Luglio 2009

SACRO CUORE DI GESU’

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“Volete la vera pace, una soda felicità?
Cercatela nel Cuore adorabilissimo di Gesù Cristo
che è la sede dell’amore.
Per disporvi ad entrare degnamente
quanto è possibile nel Cuore Sacratissimo del nostro Dio,
e per avere tutto il favore di Lui
è uopo vi disimpegnate d’ogni intrigo
che vi rende di Dio indegne,
e vi spogliate di voi medesime, della vostra volontà,
per dar luogo all’amor di Dio e per unirvi al beneplacito Suo.
Nè ciò vi sia grave…
Il S. Cuore ha per Voi una cura tutta amorosa,
e vi tratta con amore speciale;
corrispondete:
so bene che già lo fate, ma fatelo sempre più.
Siategli di compiacenza piena,
giacchè si degnò fissare in Voi le compiacenze Sue.
In quel Cuore Divino troverete e rimedio ai vostri disordini,
e forza nelle vostre debolezze,
e conforto e consolazione nelle angustie nelle pene:
gustatelo, mie care, e vedrete”

(Teresa Verzeri, 27 mag. 1839)

Questa stupenda devozione deve servire a farci conoscere e amare Gesù, a svelarci i misteri della Sua misericordia e i sentimenti di amore che nutre per ciascuno di noi. Non può e non deve essere un privilegio esclusivo di alcune anime pie in quanto tutti siamo stati redenti dal Suo sangue e colmati dai Suoi benefici. Per tutti noi quel Cuore fu aperto sulla croce; tutti noi lo abbiamo ferito con i nostri peccati, tutti e senza distinzioni di razze, siamo l’oggetto della Sua carità e delle Sue attenzioni ed è per questo che dobbiamo esserGli fervidamente devoti e riconoscenti.

Add comment 19 Giugno 2009

BUON CORPUS DOMINI

Soltanto un Amore infinitamente generoso e delicato, con una onnipotenza a disposizione poteva ideare e realizzare il sacramento dell’Eucaristia.

La grandezza unica di questo sacramento, che lo differenzia da tutti gli altri, è che in esso Gesù dona se stesso, corpo, sangue, anima e divinità.

Veramente amore più grande non si può neppure immaginare!

Corpus Domini


Add comment 14 Giugno 2009

PARLARE CON DIO…

Vuoi telefonare a Dio?

  • Controlla che il prefisso sia giusto.
  • Non comporre il numero senza pensarci bene per non  fare una telefonata  a vuoto.
  • Non irritarti quando senti il segnale di «occupato ». Attendi e riprova.
  • Sei certo di avere composto il numero giusto?
  • Ricorda che una conversazione telefonica con Dio non è un monologo.
  • Non parlare continuamente tu, ma ascolta che cosa ha da dirti Lui.
  • Se la comunicazione si interrompe, verifica se sei stato tu ad aver interrotto il collegamento.
  • Non abituarti a chiamare Dio unicamente in casi di emergenza, scegliendo solo il numero di pronto intervento.
  • Non telefonare a Dio solo alle ore della « tariffa ridotta », ossia prevalentemente di domenica.
  • Anche nei giorni feriali dovrebbe esserti possibile una breve chiamata ad intervalli regolari.
  • Ricordati che le telefonate con Dio sono senza scatti.
  • Non dimenticarti di richiamare Dio che ti lascia incessantemente messaggi sulla tua segreteria telefonica.
  •  

N.B.: Se nonostante l’osservazione di queste norme, la comunicazione risulta difficile, rivolgiti con fiducia allo SPIRITO SANTO:

  • Egli riattiverà la linea.
  • Se il tuo apparecchio non funziona per niente, portalo al seminario di  riparazione che si chiama anche il sacramento del perdono.
  • Qualsiasi apparecchio è garantito a vita e sarà rimesso a nuovo da un trattamento gratuito.
  •  

Add comment 24 Maggio 2009

VIVERE LA VITA

Il Signore ogni giorno ci chiama a “vivere la vita”, a mettere in pratica il progetto che Lui ha tracciato per noi, ad essere testimoni con i nostri segni, con le nostre azioni dei suoi insegnamenti, per portare la nostra fede nel mondo e lasciare “una scia di luce” verso le persone che incontriamo!

Add comment 3 Maggio 2009

BUONA PASQUA!!!

Add comment 12 Aprile 2009

VENERDI’ SANTO

Le Ultime sette parle di Gesù sulla croce

Per tutti i Figli della Luce lontani da Carrara e per tutti coloro che volessero vivere questo venerdì santo riflettendo e contemplando la passione di Cristo, condividiamo il momento di preghiera che ieri sera abbiamo vissuto meditando le ultime 7 parole di Gesù sulla croce. Un abbraccio a tutti coloro che soffrono, in particolare invitiamo tuti ad unirsi in preghiera per i malati, i sofferenti nel corpo e nello spirito, per i nostri fratelli in Abruzzo che in questi giorni vivono nella loro vita la Passione di Cristo.

Padre perdonali perchè non sanno quello che fanno

Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero Lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva. “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,33-34)

COMMENTO:

E’ una cosa normale che, quando si avvicina la morte, il cuore dell’uomo esprime parole d’amore a coloro che gli sono più vicini e più cari, la stessa cosa è stata per Gesù. Tutti coloro che lo seguivano aspettavano ansiosi la sua prima parola. I suoi carnefici aspettavano le sue grida, come avevano fatto coloro che erano stati appesi alla croce prima di lui, che maledivano il giorno della loro nascita, le loro madri; sputavano persino su chi li guardava. Anche gli scribi e i farisei si aspettavano delle grida ed erano sicuri che Gesu’, che aveva predicato l’amore verso i propri nemici e di fare del bene a chi ci odia, avrebbe dimenticato questo suo vangelo quando gli sarebbero stati forati le mani e i piedi. Tutti, insomma, si aspettavano di sentirlo gridare ma nessuno pensava di ascoltare quel grido. La soave, dolce, umile preghiera del perdono: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.

Perdonare chi? Il soldato nel palazzo di Caifa che lo schiaffeggiò; Pilato, l’uomo politico che preferì condannare Dio per poter rimanere amico di Cesare; i soldati che innalzarono il Re dei re su di un albero, fra cielo e terra. Perdonali, perché? Perché sanno quello che fanno? No, perché non sanno quello che fanno. Se avessero saputo quello che stavano facendo e tuttavia avessero persistito nel farlo, se avessero saputo quale terribile crimine stavano commettendo condannando la Vita a morte; se solo avessero saputo ciò che stavano facendo e tuttavia avessero persistito nel farlo, non sarebbero mai stati salvati! E’ solo grazie alla loro inconsapevolezza della gravità del crimine che stavano commettendo che poterono rientrare nell’ambito di coloro che udirono quel grido della croce. Non è la conoscenza che salva, ma l’ignoranza!

L’unica cosa che può giustificarci di non essere santi è la nostra inconsapevolezza di quanto buono sia Dio!

Oggi sarai con me nel paradiso

Uno dei malfattori appeso alla croce lo insultava: ”Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio benchè condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “ Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose Gesù: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23, 39-43).

COMMENTO:

Dimas, un ladro che ha commesso tanti crimini in punto di morte vede una croce, ma l’adora come un trono; vede un uomo condannato a morte come lui, ma lo invoca come un re : “Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Il Signore era finalmente riconosciuto per ciò che era! Nessuna voce si era elevata in riconoscimento e lode, ad eccezione di quella di un condannato a morte. Era un grido di fede in colui che era stato abbandonato da tutti, ed era solo la testimonianza di un ladro. Se Pietro, che aveva visto il suo volto risplendere come il sole e le sue vesti biancheggiare come la neve sul monte della Trasfigurazione, lo avesse confessato come Signore; se il cieco di Gerico, che aveva riavuto la vista, avesse proclamato la sua divinità, non ne saremmo sorpresi. Ma in quel momento, quando la morte era ormai prossima e la sconfitta sembrava palese, l’unico, al di fuori del piccolo gruppo ai piedi della croce, che lo riconobbe come Signore del Regno e Capitano delle anime, era un ladro crocifisso alla sua destra.

In quel giorno, in cui nemmeno Erode era riuscito a farlo parlare, né le ingiuste accuse in tribunale erano riuscite a fargli rompere il silenzio, ora egli parla volgendosi a quella vita trepidante a suo fianco, e salva un ladro: “Oggi sarai con me nel paradiso “.

Era l’ultima preghiera di un ladro, e forse anche la prima. Bussò una sola volta, una sola volta cercò e chiese, ma quell’unica volta mise tutto in gioco per questo, in un’unica volta ottenne tutto.

Cristo fu scortato al cielo ad un ladro.


Donna ecco tuo figlio

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!” Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!” E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
(Gv 19,25-27)

COMMENTO:

Fu proprio dalla croce che Gesù portò a compimento la sua volontà e il suo testamento. Aveva già donato il suo sangue alla Chiesa, le sue vesti ai suoi nemici, il paradiso a un ladro e presto avrebbe abbandonato il suo corpo alla tomba e la sua anima al Padre eterno. A chi dunque avrebbe potuto donare i suoi due tesori da lui più amati: Maria e Giovanni? Li avrebbe donati l’uno all’altra, un figlio a sua Madre e una Madre all’amico. “Donna! ecco tuo figlio!”. Maria aveva dato alla luce il suo primogenito senza dolori di parto, nella grotta di Betlemme; adesso dà alla luce, il suo secondogenito, Giovanni, tra dolori del Calvario. Maria sperimenta i dolori del parto non solo nel dare alla luce il suo secondogenito, Giovanni, ma nel dare alla luce tutti coloro che sarebbero nati da lei come “figli di Maria”

Maria, quindi, non è solo la madre di Gesu’ Cristo, ma è anche madre nostra. Questo non le è dato semplicemente come titolo di cortesia; non si tratta nemmeno di una finzione giuridica o di un linguaggio figurato. Siamo veramente figli suoi e lo siamo a pieno diritto, poiché essa ci ha partoriti nel dolore ai piedi della croce. Ai piedi dell’albero della croce, Maria, grazie al suo coraggioso sacrificio e alla sua fedele obbedienza, ha riacquistato il titolo di Madre dei viventi. Che destino meraviglioso avere come madre la Madre di Dio e come fratello Gesu’.


Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?

Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio: Alle tre Gesù gridò con voce forte: “Eloì, Eloì, lema sabactàni? “ che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15, 33-34)

COMMENTO:

Questa frase simboleggia le sofferenze di tutti coloro che si sentono abbandonati da Dio. Quando la pronunciò, si fece buio su tutta la terra. Si pensa comunemente che la natura rimanga indifferente al dolore dell’uomo. Una nazione può morire di fame, eppure il sole e le stelle continuano a volteggiare sui campi inariditi. L’uomo può levarsi contro suo fratello in una guerra fratricida e trasformare i campi di fiori in campi di sangue, ma un uccello, scampato al fuoco e al furore della battaglia, canta la sua dolce melodia di pace. I nostri cuori possono spezzarsi dal dolore per la morte di un carissimo amico, tuttavia l’arcobaleno appare festoso nel cielo anche se i suoi sgargianti colori contrastano con la cupa agonia sulla quale egli risplende. Ora, però, il sole si rifiuta di brillare sulla tragedia della crocifissione!

In realtà, tutto era nell’oscurità! Egli si era privato di sua Madre e del suo discepolo amato, donandoli l’uno all’altra, e ora anche suo Padre nei cieli lo aveva abbandonato. ”Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. E’ il pianto che esprime il terribile mistero di un Dio abbandonato da Dio stesso. Il Figlio chiama suo Padre, Dio. Che contrasto con quella preghiera che egli un giorno aveva insegnato: “Padre nostro, che sei nei cieli ….”! Stranamente e misteriosamente, la sua natura umana sembra separarsi dal Padre celeste, eppure non è così: come potrebbe altrimenti invocarlo dicendo: “Dio mio, Dio mio”? Come la luce e il calore del sole sembrano scomparire quando si frappongono le nuvole, sebbene il sole rimanga nel cielo al di là delle nuvole, così è ora per Gesu’: il volto del Padre celeste sembra scomparire in quel terribile momento in cui egli prende su di sé i peccati del mondo. Gesu’ assume questa sofferenza per ognuno di noi, affinché possiamo capire che cosa terribile sia per la natura umana essere privati di Dio, della sua consolazione.

Nello stesso tempo non dobbiamo dimenticare quanto ancora Dio si sente abbandonato dagli uomini.

Penso che dopo questi duemila anni l’indifferenza del mondo moderno sia più dolorosa delle pene del Calvario. Non bisogna credere che la corona di spine e il metallo dei chiodi fossero più terribili per il corpo del Nostro Salvatore dell’indifferenza di oggigiorno, che non si cura né di offendere né di lodare il suo Cuore.


Ho sete

Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata compiuta, disse per adempiere la scrittura: “Ho sete”. Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. (Gv 19, 28-29).

COMMENTO:

Lui, Dio fatto uomo, dalle cui dita rotolarono i pianeti e i mondi; che disse: “Mio è il mare e i fiumi che scorrono tra le migliaia di valli e le sorgenti che sgorgano tra le innumerevoli colline”, proprio Lui ora chiede all’uomo dell’acqua! Ma non chiede acqua terrena, bensì un po’ d’amore. Come se dicesse: “ Ho sete….d’amore”. Questa parola rivela la sofferenza di Dio senza l’uomo. Ma cosa ha fatto Gesu’ per sentirsi tanto in diritto di chiedere il mio amore? Quando mi ha amato Dio? Amore vuol dire prima di tutto dare, amore significa rivelare se stessi a chi si ama, amore significa soffrire per chi si ama e ora Dio sta soffrendo per noi sull’albero della croce, poiché “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Amore significa anche diventare uno con chi si ama ma soprattutto nell’unità dello spirito.

Certamente l’amore si è espresso al massimo. Cristo non avrebbe potuto fare di più per la sua vigna di ciò che ha fatto. Avendo versato tutta l’acqua del suo amore eterno nei nostri poveri e aridi cuori, non ci meravigli che ora sia tanto assetato di amore. Perché non rispondiamo? Perché lasciamo che il Cuore divino muoia di sete per l’amore umano?


Tutto è compiuto

E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse:
“ Tutto è compiuto!”
(Gv 19,30)

COMMENTO:

Gli stessi tre strumenti che avevano cooperato alla nostra caduta furono usati per la nostra redenzione. Al posto dell’uomo disobbediente, Adamo, egli pose l’uomo obbediente, Gesu’; al posto della donna orgogliosa, Eva, egli pose un’umile vergine, Maria; al posto dell’albero nel mezzo del giardino, egli pose l’albero della croce. La Redenzione era ora completa. Il lavoro che il Padre gli aveva dato era stato compiuto. Siamo stati riscattati grazie a una battaglia in cui non furono usate le cinque pietre che servirono a David per uccidere Golia, ma le cinque piaghe, le orribili ferite inflitte sulle mani, sui piedi e nel costato di Gesu’; una battaglia il cui grido non era: “Schiaccia e uccidi”, ma “Padre, perdonali” ; una battaglia in cui il perdente fu colui che uccise il nemico. Durante le ultime tre ore, Gesu’ si era occupato delle cose del Padre e con la gioia dei forti, gridò il canto del suo trionfo: “Tutto è compiuto”.

Il suo lavoro era giunto a compimento, ma il nostro? Solo Dio può permettersi di usare quella parola, noi no . Egli ha costruito le fondamenta, noi dobbiamo edificarci sopra. Il Signore è alla porta e bussa , ma la maniglia è solo dal nostro lato e solo noi possiamo aprirla. Gesu’ ha operato la consacrazione, ma spetta a noi fare la comunione. Solo da noi dipende il compimento dell’opera che ci è stata affidata, dalla nostra capacità di adeguarci alla sua vita, diventando altri “Cristi”. Infatti, il suo venerdì santo e la sua passione non potranno giovarci se non prendiamo la sua croce e lo seguiamo.


Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito

Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò. ( Lc 23, 44-46)

COMMENTO:

Cristo viene condannato a morte dai suoi fratelli accecati dalla gelosia. Poco prima Gesù si era rivolto al mondo, gli aveva dato il suo addio, ora invece si rivolge al Padre e questo segna il suo ingresso in paradiso.

Il figliol prodigio ritorna alla casa del Padre. Non è infatti Gesu’ come il figliol prodigio?

Trentatré anni prima aveva lasciato la casa del Padre suo celeste per andare in un lontano paese, che è il nostro mondo. Allora iniziò a spendere le sue risorse spirituali e lasciare che altri ne usufruissero, disperdendo con infinita prodigalità le ricchezze divine della sua potenza e sapienza, distribuendo con liberalità divina il dono del perdono e della misericordia.

In questa sua ultima ora, tutte le sue sostanze vengono dissipate tra i peccatori, donando per la redenzione del mondo fino all’ultima goccia del suo sangue.


Add comment 10 Aprile 2009

giovedì santo…venerdì santo… sabato santo!!!

In questo giorno speciale, nella Santa Liturgia di oggi celebriamo e ricordiamo il gesto meraviglioso del nostro Maestro: “la lavanda dei piedi”!

Dacci o Signore la forza per poter continuare a “lavare” i piedi ai nostri fratelli, ma soprattutto a “lasciarci lavare i piedi” dai nostri fratelli accettando tutto ciò che abbiamo dentro di noi: peccati, fragilità, bisogni…

In questi giorni, viviamo dentro di noi gli stessi sentimenti di Cristo…

Pensiamo al tradimento di Giuda: quante volte anche noi siamo stati traditi dagli amici più cari e non? Gesù come ha reagito? Lui ha perdonato…

Pensiamo alla superbia di Pietro: quante volte anche noi parliamo a Dio e a Gesù come se conoscessimo la Verità e ciò che è bene per noi? Nonostante tutte le fragilità di Pietro Gesù lo ha continuato ad amare e lo ha posto a capo della sua Chiesa…

Per tutti noi Gesù Cristo Figlio di Dio è stato umiliato, flagellato, crocifisso per i nostri peccati,

solo perchè noi potessimo avere la vita eterna e finalmente tornare in pace con il nostro Unico Padre che è nei cieli!

    

Riflettiamo Venerdì Santo, meditiamo la Parola di Dio e se possiamo facciamo digiuno, perchè “non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio..”

E poi finalmente Sabato sera, la grande serata in cui tutta la Chiesa nel mondo prega affinchè Cristo ritorni presto sulla terra ancora per toglierci totalmente dalla nostra schiavitù del peccato!

Portiamo sempre dentro di noi la gioia di Cristo Risorto e tutto il mondo possa conoscere Lui attraverso il nostro sguardo!!! 

Add comment 8 Aprile 2009

SETTIMANA SANTA

Inizia la Settimana santa, andiamo con Cristo incontro alla vita che il Padre ci ha dato. Finché restiamo accanto a Lui non dobbiamo temere: se dormiamo Egli veglia, se cadiamo Egli ci rialza, se abbiamo paura Egli ci incoraggia, se moriamo con Lui Egli ci risuscita e ci introduce nel suo regno.

Utilizziamo questi ultimi giorni per vivere in sintonia con il nostro essere cristiani, perchè dobbiamo arrivare pronti per festeggiare la Risurrezione di Cristo, che tutt’oggi avviene in mezzo a noi!!!

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Ecco perchè questa Settimana Santa è così importante, perchè il Signore ci chiama a focalizzare le nostre giornate sul ricordo dei suoi giorni di comunione (giovedì), passione (venerdì), meditazione (sabato) e risurrezione (domenica); impegniamoci affinchè la Pasqua possa veramente sbocciare in ognuno di noi, con la consapevolezza che il Cristo ha veramente vinto la morte e ci accompagna nella nostra vita!!!

Add comment 5 Aprile 2009

25 MARZO: ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

Nell’Annunciazione si ha il tipo di dialogo che il Padre del nostro Signore Gesù Cristo vorrebbe avere con ciascuno di noi.
…siamo invitati a pronunciare un “sì” come quello di Maria, affinché Dio possa realizzare il piano di amore che ha concepito per ciascuno di noi.

O Maria,
Dio è entrato nella tua vita
e ti ha chiesto di accogliere
un progetto più grande di te.
Tu hai accolto quella proposta oscura
con lo slancio e la gioia
di chi si affida totalmente a Lui.
Aiutaci, o dolcissima Madre, ad imitarti
perché possiamo accogliere
Dio e la Sua volontà
nella nostra vita.

1 comment 25 Marzo 2009

IV DOMENICA DI QUARESIMA

“Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio Unigenito, perchè chiunque creda in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna”

Siamo fuori dalla logica di doveri e relativi castighi,

siamo nel cerchio di un amore folle e paradossale, che è quello di Dio

Add comment 22 Marzo 2009

19 MARZO: SOLENNITA’ DI SAN GIUSEPPE

Oggi celebriamo la solennità di san Giuseppe.

Destino veramente singolare di questo Santo e grande Santo: gli toccò quel che di peggio può dare la terra, quel che di meglio può dare il cielo.

Non onore né gloria, non denaro, né agiatezza, non potenza né considerazione, non amore terreno né piaceri di nessuna sorte, non un nome celebre, non un mestiere onorato, non una ragione qualsiasi per sentirsi ed essere ritenuto qualcuno, niente di ciò che il mondo stima.

Ebbe, invece, da Dio, quel che Iddio non avrebbe affidato mai a nessuno del mondo, né al più potente, né al più ricco, né al più famoso, né al più appassionato, né, in una parola, al più grande degli uomini. Non a Catone, non a Virgilio, non a Cesare, ma a lui Dio affidò il Suo Figlio unigenito e Sua Madre.

A nessuno degli uomini è mai toccata né potrà mai toccare tanta altezza divina e tanta umana umiltà.

O San Giuseppe,
con te, attraverso di te,
noi benediciamo il Signore.

Egli ti ha scelto tra tutti gli uomini,
per essere sposo di Maria e padre di Gesù.
Tu hai contemplato ogni giorno
il mistero della Madre e del Bambino
e tutta la tua vita l’hai dedicata a loro,
anche quando non capivi.

Insegna a noi
la tua fiducia, il tuo amore,
per diventare discepoli
del tuo figlio e della tua sposa.

2 comments 18 Marzo 2009

CORAGGIO…LA CROCE E’ PROVVISORIA

croce - collocazione provvisoriaIn una chiesa c’è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartello con la scritta: COLLOCAZIONE PROVVISORIA.
La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.

COLLOCAZIONE PROVVISORIA. Penso che non ci sia una formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.

Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella.
Animo, tu che provi i morsi della solitudine.
Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono.
Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona.
Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici.
Non tirare i remi in barca, ti che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire.
Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza.
Coraggio! La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”.
Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio.

Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della Croce.
“Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio.
Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane.
Da mezzogiorno alle tre di pomeriggio.
Solo allora è consentita la sosta sul Golgota.
Al di fuori di quell’orario c’è il divieto assoluto di parcheggio.
Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci.
Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.

Coraggio, fratello che soffri.
C’è anche per te una deposizione dalla croce.
Coraggio, tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.

Un abbraccio.

don Tonino Bello

Add comment 17 Marzo 2009

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PREGHIERA DEL GIRASOLE Signore, come il Sole,
Tu splendi e mandi a noi i Tuoi raggi.
Siamo i Tuoi girasoli,
gli innamorati del Sole. Vogliamo vivere sempre «girati» verso dì Te,
senza mai più abbandonarTi.
Vogliamo fare il pieno di Te
perché Tu sei la nostra vita,
Tu sei tutto per noi.
Vogliamo vivere per Te come Tu vivi per noi
e portarTi ovunque perché altri si «orientino» a Te.
Signore, nostro Sole,
siamo i Tuoi girasoli.














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